Babbi, mammi, o…

Pubblicato il 20 marzo 2010 da admin

Sono diventati gentili, teneri, attenti.

Si sentono finalmente liberi di manifestare il loro amore, di esternare quello che sentono, di piangere.

Entrano in sala parto, cambiano pannolini, scaldano il latte e si alzano la notte.

Accompagnano i figli a scuola, li aiutano a studiare, li sostengono nella crescita.

Sono i nuovi babbi, che qualcuno chiama mammi.

Se ne parlava ieri pomeriggio alla Biblioteca delle Oblate, dove Maurizio Quilici ha presentato Storia della paternità. Dal pater familias al mammo interloquendo con lo psicologo Giuseppe Sparnacci, il pediatra Paolo Sarti e il moderatore Simone Siliani.

Come un personaggio in cerca d’autore, il babbo di questi tempi è una figura in crisi.

Ma ben venga la crisi -sostenevano ieri i relatori- che basta guardare come se fosse un bicchiere mezzo pieno: non esistono più i padri severi e distanti di una volta, quelli a cui era difficile avvicinarsi, quelli che ti paralizzavano con un’occhiata, quelli che stabilivano le regole, mettevano i paletti e insegnavano l’educazione. Ben venga la crisi -dicevano- e ben vengano questi padri che vanno al parco coi bambini mentre le mamme vanno per negozi con le amiche. Ben venga la crisi che stravolge i ruoli.

“Mi ricordo di mio nonno -ha confidato all’auditorio Siliani- uomo tutto d’un pezzo che trasmetteva autorevolezza solo a guardarlo. E mi ricordo di mio padre, meno estraneo alla vita familiare, ma pur sempre restìo a lasciarsene coinvolgere direttamente. Ora che sono padre anch’io, mia moglie è la figura forte della casa e mio figlio quando parliamo mi dice senza problemi ma te proprio non capisci nulla, tu se’ grullo“.

Ascoltandolo, mi sono chiesta dove stia tutta la positività di questa metamorfosi storico-sociale, se poi il prodotto finale è un figliolo che dà di grullo al padre e che, in virtù della proprietà transitiva dell’uguaglianza, crede di poterlo fare con tutti gli adulti che incontra per la strada e che il suo padre-amico, tenerone, sbaciucchione e zerbinone, non gli ha insegnato a rispettare.

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