Come disse John Locke

Pubblicato il 23 marzo 2010 da admin

L’ultimo giorno era ieri.

L’ultimo giorno per prendere la decisione da cui dipenderà il prossimo anno di lavoro, per riempire il modulo scaricato da istruzionepuntoit, per riempire quindici righe vuote corrispondenti a quindici desideri ordinati per intensità, per consegnarlo in segreteria smettendo di tenerlo in mano e di portarselo dietro per le stanze, cesso compreso.

Li ho portati a giro per quindici giorni, quei quattro fogli spillati insieme. Li ho portati ovunque, nascosti in borsa, come se i luoghi in cui mi recavo (la scuola, la biblioteca, il cinema, il teatro, il centro, il pub, il ristorante, la casa di un’amica, il bar dove faccio colazione) potessero darmi ispirazione e guidarmi nella scelta.

Scegliere di testa o scegliere di pancia?

La testa è logica, fredda e calcolatrice: ti dice di valutare le distanze, la benzina risparmiata, la comodità di poter dormire quella mezz’ora in più, l’ebbrezza di andare a lavorare in bicicletta, di andarci addirittura a piedi, di fermarti al mercatino rionale, comprarti una mutanda nuova prima di entrare in classe, fare una sosta al bar dove si fanno i cappuccini più buoni di Firenze. La testa è tutta ragione: per questo ti dice di ignorare quello che ti dice la pancia.

Ma eccola, la pancia: quel cucchiaio (concavo o convesso, a seconda del peso o dell’età) dove si attuano i processi della digestione e si dà voce agli stati d’animo. Perché quando la pancia duole, non vuol mica sempre dire che hai mangiato troppo, o male. Può voler dire che ti girano i coglioni e che la scelta che hai fatto (per dar retta alla testa) ti fa patire e torcere l’innocente budellame. Puoi risparmiare tutta la benzina che vuoi, pedalare quanto ti pare, dormire mezz’ore su mezz’ore in più. Ma quando ti svegli e scendi dalla bici, ti senti il magone alla bocca dello stomaco, anticamera della pancia, e capisci che hai toppato, che gli aspetti da valutare erano altri, le facce, le persone, i cuori, le voci, l’empatia, la simpatia, la parusia, la complicità, l’accoglienza, il sostegno, la collaborazione, l’energia, l’entusiasmo, la voglia di fare, la voglia di andare, la voglia di tornare.

Io quel modulo l’ho compilato e cancellato una quarantina di volte, sempre a matita.

Alla fine, tra pareti in cui respiravo protezione e in mezzo a facce che mi hanno fatto stare bene, ho ignorato i consigli della testa, ho lasciato parlare la mia pancia, e ho scritto (a penna) quello che dettava lei.

Peccato che, un po’ per tutti, ma per chi lavora nella scuola specialmente, “la maggior parte delle nostre decisioni e dei nostri ragionamenti non avviene alla chiara luce del giorno, ma nel crepuscolo della probabilità”.

Come disse John Locke.

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