Ho visto un babbo

Pubblicato il 29 marzo 2010 da admin

Nel Codice Morale del Docente d’Italiano primeggia il Comandamento “non far leggere ad anima viva i temi le riflessioni e gli elaborati scritti dagli alunni, che devono essere protetti dagli occhi indiscreti dei colleghi a scuola e dei familiari a casa”.

Mi attengo sempre scrupolosamente alla regola, per il rispetto della quale non esito ad entrare in aperto conflitto col Belpelato, sorpreso talvolta a ciacciare tra le segrete carte scolastiche in cerca di romantici amarcord adolescenziali.

Ci sono dei casi, tuttavia, in cui cantare come un usignolo si fa palesemente necessario.

Casi come quello di oggi.

Ricevimento plenario delle famiglie. La scuola presa d’assalto. Le finestre spalancate. Le aule luminose e profumate di primavera. Il poggio a ridosso dell’istituto ridotto a tappeto di margherite e piscialletto. Mamme garrule. Babbi pazienti.

Tra i babbi, quel babbo.

Il primo che conobbi a settembre, che si candidò come rappresentante, e che fu eletto.

Il babbo dall’aspetto più signorile ed elegante, così serio da essere scambiato per musone, così gentile da sembrare fuori dal tempo.

Il babbo di cui lei parla spesso, che nomina a lezione se la lezione è un brano dall’antologia sulla famiglia, che analizza e su cui ironizza se l’articolo del Quotidiano In Classe mette a confronto i babbi di ieri con quelli di oggi.

Nel compito che chiedeva di assegnare un colore agli aspetti più significativi della vita, lei ha scritto: “Il babbo è tutto; tutti i colori del mondo li associo a lui. Il babbo è rosso perché lo amo. Il babbo è giallo perché trascorrere tempo con lui mi mette allegria. E’ lilla perché mi trasmette affetto. E’ nero perché mi fa arrabbiare da morire. Ed è anche bianco. Questo è il colore più importante di tutti, per me. Perché mi fa pensare che mi vuole bene, un bene immenso, di quelli veri e inestimabili. Il babbo è come un bel sogno colorato che vorresti non finisse mai”.

Oggi ho tradito il Codice Morale del Docente, ho estratto dalla borsa il pacco di verifiche, ho fatto scivolare fuori la sua e gliel’ho letta a voce alta.

E ho visto un babbo piangere di gioia.

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