Ho udito una mamma

Pubblicato il 30 marzo 2010 da admin

Secondo giorno di ricevimento plenario delle famiglie.

No, uno solo non bastava.

Mi si fa incontro una donna. Incede a passo sicuro. Sorride prima con gli occhi, poi con la bocca. Stende il braccio e mi porge la mano, con la quale afferra e stringe la mia.

Mi si siede di fronte.

Chiede notizie di suo figlio.

Suo figlio in classe si distrae e a casa non studia.

Cerco le parole giuste per comunicarle il mio stringato resoconto.

Nel cercarle, titubo un po’, temporeggio, tergiverso.

Nel frattempo biascico, distendo la bocca in orizzontale e creo due fessure laterali da cui lascio passare aria all’indietro, dall’esterno verso il cavo orale, aspirando piano.

Il linguaggio adottato dal mio corpo palesa il lieve imbarazzo che provo per la consapevolezza di procurare una delusione a questa mamma.

“Mi dica, professoressa…”

“Be’… ecco…”

“… come va il mio ragazzaccio?”

“Sì… infatti… ecco… vede…”

“Ah, ho bell’e capito: l’è maiala!”

“?!”

“Sìsì, ho capito: quest’anno son cazz’amari.”

Per un momento ho creduto di piangere come il babbo di ieri.

Ma di disperazione.

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