“Piacere, so’ attrice”

Pubblicato il 11 ottobre 2008 da admin

Nella prossima vita voglio rinascere attrice di teatro.

Perché la mia generazione è cresciuta con merende a base di pane, vino e zucchero, con pomeriggi spesi ad infilare in bocca al mangiadischi quarantacinque giri di Lucio Battisti, Nada Malanima e Mina e con serate davanti alla tivvù a cibarsi di prosa.

Mica a trangugiare merendine chimiche, inebetirsi davanti alla pleistèscion e soccombere in mezzo alle isole dei famosi.

Per la mia generazione, il teatro non è nemmeno un’arte: è un valore.

“Mamma, io mi sento nata per calcare le scene” dicevo a mia madre quando ero ancora bambinetta.

“Vai a spolverare la camera e falla finita con codeste strullate” era invece la risposta che ricevevo da lei.

Che non ha mai capito le mie vere aspirazioni.

Che ha sempre creduto di avere una figlia regolare.

Così dovetti aspettare di rendermi economicamente indipendente per iscrivermi finalmente a un corso di teatro e lasciarmi andare del tutto all’emozione della pèrformanz.

La compagnia che frequentai proponeva teatro sperimentale e si trovava in una città del nord.

“Buttate fuori tutta l’energia che vi sentite in corpo” ci diceva il maestro.

Io, berci così, non credevo nemmeno di poterli fare.

Invece mi liberavo completamente e, tutta vestita di nero, una volta salutato il sole come i buddisti anche se erano le nove della sera, mi buttavo a corpo morto dentro la lezione.

Oltre che ad urlare con parecchia grazia, mi fu insegnata la difficile arte di lasciarsi cadere all’indietro tra le braccia di un altro ad occhi chiusi per sperimenatre la fiducia, di correre attraverso l’intero spazio teatrale compresa la platea, piangere a comando, improvvisare un ragionamento, sostenere un dialogo surreale e sentirmi albero.

A volte tornavo a casa distrutta, a volte la cena mi tornava in su insieme alle risate previste dal copione, a volte avrei preferito andare a letto e bucare l’incontro come una vigliacca.

Ma dopo due anni di queste faticacce ingrate, una sera vidi due tendoni aprirsi, vidi tanta gente seduta davanti a me, vidi l’unica amica che avevo voluto tra il pubblico e vidi tanto buio intorno.

Poi abbassai lo sguardo e vidi una cosa che prima non avevo visto mai. Il cuore, che mi batteva forte sotto il seno.

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