La faccia del giorno che esce il tuo primo libro

Pubblicato il 20 aprile 2010 da admin

Pare che Maurizio Salabelle, quando uscì il suo primo romanzo, non sapesse che faccia fare per la strada: se fosse andato a vedere in libreria gli sarebbe venuta la faccia di quello che va in libreria a vedere se è uscito il suo libro, e se non ci fosse andato, se avesse preso vie traverse e si fosse tenuto alla larga, lo stesso chi lo avesse visto avrebbe pensato “Guarda, quello è uno che ha una faccia che sta facendo la strada contraria a quella che porta in libreria perché vuol far finta che non gli interessa l’uscita del suo primo libro”.

A lei piacerebbe poter dire che condivide questo sentimento di vergogna, ma non è vero.

Lei è contenta.

Perché fino a quando non ha firmato il contratto con l’editore non ci ha creduto, e fino a che non le è arrivata la scatola coi libri non ci aveva investito nessun pensiero, nessuna energia emotiva. Quindi per lei questo è un regalo, non un mestiere. Perché secondo lei uno scrittore non è uno che ha pubblicato un libro. Paolo Nori, Maurizio Salabelle secondo lei sono scrittori, ed è bello che gli venga la faccia di quelli che si vergognano della loro scrittura, meglio quella faccia lì che un’altra.

Lei stamani doveva andare a lavorare, aveva gli studenti che la aspettavano in classe, doveva parlare di Pompei e mai momento fu più propizio, vista la nube che impolvera i cieli d’Europa. Le sarà venuta la faccia di quella che si concentra sulla sua lezione e in un angolo del cervello è felice perché oggi esce il suo primo libro. Forse glielo avrà detto, ai ragazzi, o forse no, ché tanto quelli non spiccicano una parola d’italiano e il suo libro forse non lo leggeranno mai. E forse quando sarà uscita da lezione avrà ceduto alla tentazione di andare in libreria a vedere, se c’era, e dov’era, e in quante copie.

Ma è più probabile di no. Perché se poi non lo avesse visto, se poi non ci fosse stato, le sarebbe venuta l’ansia.

Io il suo libro ce l’ho tra le mani: mi è arrivato per posta in anteprima qualche giorno fa e me lo sto gustando con la lentezza che si dedica ai libri che ci svegliano il piacere addosso per le similitudini azzeccate, le immagini evocate, i dialoghi credibili, le parole mai banali.

Lo leggerò due volte, la prima per sollazzo, la seconda per lavoro. E il lavoro, questa volta, non sarà di peso perché mi porterà in libreria e mi farà sedere accanto a lei per farle tutte le domande che quel giorno mi verranno in mente. Di lei per ora non so quasi niente: non ho mai sentito la sua voce e il suo viso l’ho visto solo in foto. Quello che so è che ha i capelli rossi e la capacità di incollarmi gli occhi alla pagina mentre la bocca mi s’apre al sorriso per l’ironia lieve che ci trovo scritta dentro, quello che so è che ha il nome di un fiore e il cognome di un colore.

Erika Bianchi, Sassi nelle scarpe, Dario Flaccovio Editore.

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