La notizia li ha turbati

Pubblicato il 18 maggio 2010 da admin

Il Quotidiano in Classe, a noi, ci garba un monte.

Si tratta senza dubbio dell’attività settimanale più attesa dai miei studenti.

Essa prevede: a) mezz’ora di lettura individuale silenziosa e concentrata, durante la quale s’ode solamente il fruscìo che fan i fogli del giornale; b) confronto sussurrato delle notizie ritenute più importanti (“cazzo, la Fiorentina ha perso un’altra volta” o “maledetto Inter che quest’anno fa man bassa di vittorie” per esempio sono frasi non ammesse); c) dialogo con l’insegnante per l’individuazione della notizia su cui basare il lavoro scritto della settimana; d) accidenti maledizioni e improperi vari rivolti mentalmente all’insegnante, che se ne frega delle proposte e fa sempre quello che le pare.

“Profe, a questo giro mi sembra che, a parte la pubblicità delle mutande da uomo Dolce e Gabbana con Antonio Di Natale, Federico Marchetti, Domenico Criscito, Vincenzo Iaquinta e Claudio Marchisio (che ho già ritagliato e attaccato nella Comix), non ci sia nulla di particolare su cui impostare l’attività”.

“Mmmmmh…. fatemi pensare…”

“Nonò profe, ha ragione la Laura: a parte quei cinque bonazzi non c’è nulla.”

“Eppure… se state un attimo in silenzio e mi fate guardare bene…”

“Via profe, per una settimana saltiamo!”

“Zitti ho detto! E piuttosto andate alla pagina 33 del Corriere della Sera.”

Un cuore e due capanne?!”

Un cuore e due capanne è l’articolo in cui si analizza un fenomeno recente destinato, a dire dei sociologi, a diventare sempre più diffuso non solo in Inghilterra dove è nato, ma anche in Italia: quello dei LAT, i Living Apart Together.

“Leggiamo insieme: Se un tempo per amarsi bisognava condividere lo stesso tetto, non fosse altro che per una sorta di imperativo sociale, nel terzo millennio è roba superata. Buona solo per chi ha l’urgenza educativa di crescere figli piccoli. L’amore al tempo dei LAT è quello di chi ha una relazione sentimentale stabile ma non vive nella stessa casa. Il neologismo della sigla arriva dalla Gran Bretagna, dove per la prima volta è stato studiato il fenomeno. Oggi, dice l’Istat, seicentomila coppie italiane vivono così.”

“E allora?!”

“Come e allora?! In questo articolo si parla del mio ideale di vita di coppia! Finalmente il fenomeno viene studiato, analizzato e rivalutato alla grande!”

“Ma scusi profe, lei non convive da diversi anni col suo Fidanzato Belpelato?!”

“Certo, ma la mia reale intenzione non era mica questa.”

“Cosa?! E qual era, allora?”

“Era quella di vivere da LAT, appunto: insieme, felici, innamorati. Ma ognuno a casa propria.”

“Ma profe! Il suo fidanzato lo sa?!”

“Certo che lo sa: ci ha messo un anno a convincermi ad andare a stare a casa sua. Io non ne volevo sapere, stavo troppo bene nel mio seminterrato con giardino posteriore. Io abitavo dalla parte del centro, lui Diladdarno, il fiume ci separava, la bicicletta ci univa, la città ci accoglieva e ci permetteva di condividere solo i momenti di pura magia. ”

“Profe, ma lei è un mostro! Io non solo non avrei cercato di convincerla: l’avrei mollata!”

“Anch’io!”

“Anch’io!!”

“Anche noi!!!”

“Voi non capite…”

E così ho provato a farglielo capire, con la lucidità razionale dei miei quarant’anni, con la mia genetica tendenza all’indipendenza e alla libertà, con la mia interpretazione personale dell’amore.

Con la mia orazion pìcciola, in dieci minuti ne ho messi in crisi due su ventuno.

Il lavoro che mi consegneranno sabato, scritto dopo la lunga riflessione a cui necessariamente si dedicheranno a casa, convincerà gli altri diciannove, al momento vistosamente turbati.

Poi, da grandi, mi telefoneranno per ringraziarmi.

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