Tre generazioni al giapponese

Pubblicato il 1 giugno 2010 da admin

Tecnicamente sarebbe la mia zia, ma io così non l’ho chiamata mai.

Ha solo sei anni più di me e m’è sempre parsa una ragazza.

C’imparentammo quando io andavo al liceo e lei stava per laurearsi all’università.

Zio Antiquario, sempre in giro per i mercatini dell’Europa, passò da Vienna, la vide, e se ne innamorò.

Lei era alta, bionda, e studiava Lingua Straniere. Tra quelle presenti nel suo curriculum c’era anche l’italiano, il che favorì tra loro la comunicazione. Ma forse sarebbero finiti insieme anche senza parlarsi. Del resto si sa: nell’amore, meno si perde tempo a cercare di capirsi e meglio è.

Dalla loro unione a distanza nacque una delle bambine oggettivamente più belle della terra. Ma anche delle più difficilmente gestibili. O, più probabilmente, ero io che non ci sapevo fare ed ero l’inguaribile allergica ai mocciosi che sono adesso.

Negli anni, io e sua madre siamo un po’ invecchiate e lei è diventata uno splendore di fanciulla, che è uscita con cento centesimi dalla maturità artistica e col massimo dei voti dal Polimoda di Firenze. Crea modelli e li realizza con la creatività spontanea della stilista. Li propone a un mondo in crisi economica che li apprezza molto e li paga poco. Ma lei è una dura, non si abbatte e piuttosto che rinunciare ai propri sogni ne coltiva di più grossi.

Oggi ci siamo trovate tutte e tre insieme intorno a un tavolo rettangolare, bianco e circondato da bambù del ristorante giapponese Hoseki.

I sogni sembrano molto più realizzabili, davanti a una tazza di tè verde, una ciotola di zuppa di miso e un piatto misto di sushi e sashimi.

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