Panacèa

Pubblicato il 3 giugno 2010 da admin

La scuola con tutti gli incartamenti (leggi: scartoffie) di fine anno, i pacchi delle ultime verifiche da correggere, le interrogazioni definitive e illuminanti, le riunioni per materia, i collegi dei docenti, i libri di testo, i programmi da scrivere stampare e far firmare, le ipotesi di spartizione delle classi per l’anno scolastico venturo.

Le collaborazioni coi giornali, il pezzo lungo dedicato alla Maremma che quella rivista ti ha commissionato.

Le apparizioni pubbliche appena fatte e quelle che stai per fare (una giusto tra una manciata di ore, a fianco di un docente universitario, del direttore di Nova Radio e del bassista della Bandabardò), che ti danno sempre tanta ansia e ti levano sonno e respiro.

Quella lezione difficile e importante da tenere nella scuola di scrittura prestigiosa, di fronte alla quale ti senti tanto piccola e inadeguata.

La quotidianità domestica su cui vigilare e da mandare comunque avanti per non essere presa di peso dai lanìccioli e condotta in un involontario tour dell’appartamento.

Alla fine chiama l’editor da Milano e dice: “Scrivi, che ti passa”.

E ha ragione lui: solo china sui tasti bianchi del tuo Mac a lavorare al libro che stai limando ritrovi la calma, la serenità.

E te stessa.

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