Sono rimasta indietro

Pubblicato il 10 giugno 2010 da admin

Ci sarebbe da raccontare di queste ultimissime mattinate a scuola, di come si suda e si puzza a stare zipillati stretti in quelle aule che d’inverno tornan tanto comode per l’effetto bue/asinello ma con trentadue gradi accompagnano tra le braccia invisibili d’irripetibili eresie, di come tra noi ci si guarda in modo differente perché si sa che sono gli ultimi giorni, le ultime ore, che da lunedì non ci vedremo più per un’estate intera e chissà se ci rivedremo ancora quando tornerà settembre.

E ci sarebbe da dire di com’è stata suggestiva la giornata dell’altro ieri alla presentazione di un libro pensato, redatto e stampato anche grazie al nostro contributo di parole. Di come il parco di San Salvi emani puntualmente quell’energia potente mista di dolore e arte, di follia e misura, mai di disperazione, sempre di speranza. Di come, varcato il cancello e imboccato il dedalo di viuzze circolari, sia facile smarrirsi ma anche essere recuperati da facce distese, così diverse dai volti distanti che vagano in città col cuore a doppia mandata.

Ci sarebbe da proseguire con il racconto della festa fatta a scuola due sere fa per la celebrazione del glorioso ventennale dell’istituto. Al motto di “ognun porti qualcosa” è finita in prevedibile Eliogabalo style, con portate fantasiose, dolci policromi, bevande per i gusti di tutti. E al grido di “meno cibo, più cultura” si son lette al microfono parole boccaccesche ed elevate al cielo note verdiane e mozartiane.

E poi ci sarebbe da procedere con un’onesta catalogazione delle emozioni provate ieri sera alla Scuola di Scrittura Mondadori, dove ero stata invitata a tenere una lezione che ho preferito chiamare racconto, testimonianza, storia, avventura, tutto, ma non lezione, ché io le lezioni (semmai) trovo il coraggio di farle solamente davanti ai miei studenti pittoreschi e squinternati di quattordici o quindici, sedici o diciassette anni. Con loro sì che mi vengono bene, filippiche e occhiacci birbi, letture interpretative e voci strane, discorsi seri e battutacce, giochi di lingua ed epiteti (o epateti?!). Ma davanti a uomini e donne che aspirano alla pubblicazione di parole scritte, io, cosa posso dire, se non che la pubblicazione di parole scritte è la gioia più grande che sia data di provare, a chi la sogna? Cosa posso provare, se non un pudico senso di vertigine e inadeguatezza?

E infine ci sarebbe da concludere con la cronaca del pranzo odierno, consumato a suon di mozzarelle in via dei Tornabuoni per parlare in via privata con l’autrice accanto alla quale parlerò in pubblico luogo, tra una manciata di ore.

Insomma ce ne sarebbe, di roba da raccontare, per ridimensionare le ansie provate di fronte a prestazioni da tenere, e dirsi che -quando è agone- l’esistenza non può essere agonia. Ma pura energia.

Però mi fa un caldo assassino, sono stanca morta, ho un sonno cane, guardo il gatto sbraciolato sul marmo fresco della parte ombrata del terrazzo e non intendo fare altro che sbraciolarmi accanto a lui annientando ogni tensione e abbracciandomi stretta al relax, fino al tramonto.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>