Inviata quasi-speciale

Pubblicato il 29 giugno 2010 da admin

Soli, lasciando la luce accesa.

Siamo partiti due domeniche fa. Io e Micino, dico. Fidanzato Belpelato è rimasto a casa: lavorare il motivo ufficiale, godersela quello ufficioso. Da convinta sostenitrice degli innegabili vantaggi dell’amore a periodica distanza quale sono, è per ragioni specularmente analoghe che me ne sono venuta in Maremma: gli esami di maturità da una parte, il rigenerante isolamento solipsistico e creativo dall’altra. In una botta sola avrei evitato il caldo opprimente d’inizio estate e mi sarei dedicata in esclusiva alla me stessa più esigente ed egoista che, vivendo in coppia da sette anni, mi tocca un po’ trascurare.

Karen Blixen mi fa un baffo.

Del film “La mia Africa” quello che mi colpì di più fu il carico di bagagli da cui la protagonista pretendeva di farsi accompagnare durante i suoi spostamenti tra savana e deserto. Trovai la dipendenza di costei dall’oggettistica quotidiana (superflua agli occhi dei semplici) indice di progredita civiltà e di raffinata nobiltà d’animo. Nel deciso intento di imitarla, mi sono trasferita nella casetta agreste dopo aver quasi del tutto svuotato l’appartamento cittadino. Due valigie di vestiti, una valigia di sandali e borse, tre beauty di trucchi profumi e qualche maritozzo, due borse frigo di scorte alimentari, una sporta di alimenti per gatti, trasportino rigido da felini per il viaggio in auto, pet-zainetto morbido e avvolgente per le passeggiate a piedi, un borsone di libri per l’estate. “Ma dove vai con tutta questa roba?!” ha chiesto Belpelato assistendo imbelle al saccheggio domestico. Tzè, vado in Maremma nelle vesti di commissaria esterna di Lettere, io, mica in quelle della solita sbrindellata sbullonata sfaccendata vacanziera.

Preliminari.

Alla riunione preliminare d’insediamento della commissione apprendo che l’istituto di Santa Fiora, piccolo, numericamente esiguo, umanamente familiare e oltremodo accogliente è stato abbinato a una scuola di Grosseto centro. Distanza casetta agreste-Santa Fiora: 35 km. Distanza casetta agreste Grosseto: 40 km. Distanza tra le due scuole (da raggiungere, secondo il calendario degli esami, anche nel corso di una stessa giornata): 75 km.

Diamine!

Abusata espressione del parlato colloquiale locale, traducibile in “perdindirindina!”, “perbacco!”, “avoglia!” o (lievemente più volgare ma d’innegabile impatto comunicativo) “cazzo!”.

Vista la prospettiva di dovermi sciroppare la traversata quotidiana del territorio maremmano, semino “Diamine!” come fossero noccioli di ciliegia.

Delle escursioni termiche e altre maremmane diavolerie.

Mi si dirà che sono strega, mi si dirà che sono sfortunata, mi si dirà che me la sono gufata: fatto sta che arrivo, rimedio una serie di ventate ghiacce sul groppone e precipito nel gorgo della paventata bronchite. Nulla tuttavia mi ferma dal raggiungere i colleghi della commissione e di unirmi a loro tossendo indemoniata.

Prima prova.

E’ tutto diverso. Sono cambiati il nome (non più di maturità, ma di stato), gli scritti (non più due, ma tre), gli orali (non più due materie di cui una  scelta, ma tutte), il sistema di valutazione (non più in sessantesimi, ma in centesimi). E poi tutto quello che un tempo non c’era e ora invece c’è: le tesine interdisciplinari, i crediti, il bonus, la lode. Tutto è cambiato. Eppure è rimasto tutto uguale. Parlo di ansia da prestazione, di emozione. Parlo di mani sudate, di confusione mentale, di cervelli resettati e mnemonico black out. Di quella “notte prima”, che è ancora identica a come la cantava Venditti: “di lacrime e preghiere”, quando “tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto” e tu pensi “la matematica non sarà mai il mio mestiere”. Chini e concentrati sulle prove scritte, ho avuto modo di guardarli bene, questi ragazzi di una provincia diversa dalla mia: e ho visto che -vengano dall’antico paesino di minatori celebrato da Cristicchi o siano abbronzati dal sole della costa- pur così dissimili per stile, linguaggio ed esperienze da quella che ero io, mi somigliano tanto da avere il potere di prendermi per mano e riportarmi indietro di ventisei anni. Quando, preoccupata e fiera, andai incontro al tema d’italiano, ma prima passai dal bagno, perché la dissenteria nervosa è sempre stata la fida compagna delle prove importanti, allora come adesso. E infatti, pur nella diversità del ruolo che oggi rivesto, neanche questo è cambiato: l’attesa dei titoli mi ha gettata nel panico (e spinta al gabinetto) anche da commissario, esattamente come fece da candidata maturanda.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>