Ipsa dixit

Pubblicato il 20 ottobre 2010 da admin

Nella scuola dove insegno, persiste (chiamiamola così per fare prima) l’occupazione.
Oddìo, per essere un’occupazione, lo è a tutti gli effetti. Occupata la palestra, occupata la succursale, occupate le aule del distaccamento. Che poi in questi luoghi avvenga qualcosa di significativo e interessante, che chi occupa gli spazi abbia anche la testa occupata da idee ben chiare e da messaggi da lanciare all’universo mondo, ce ne passa.
Democrazia vuole che, chi intende far lezione, possa farla in completa tranquillità, andandosi a cercare l’insegnante in sala professori e raggiungendo insieme un’aula vuota ove accamparsi e provare a compicciare qualcosa anche in assenza di tutto il resto della classe.

“Dimmi, tu perché hai deciso di restare estranea all’occupazione?”
“Perché non mi piace il modo, non condivido il metodo, non credo nel messaggio. Il mio messaggio è che la scuola è un’opportunità imperdibile, che una mattina di lezione vale più di una settimana di occupazione, che le proteste semmai si fanno il pomeriggio, scrivendo un documento da inviare al Ministero e non barricandosi dentro una palestra a ballare e smanettare la musica a tutto volume dalla mattina alla mattina dopo per sette, otto, dieci giorni. Arrecare danni materiali agli ambienti della scuola, insudiciare l’istituto o strabere fino a ubriacarsi, vomitare e collassare come è accaduto in certe scuole qui in città non è il mio modo per dire che non condivido le scelte politiche che un governo destina alla scuola. Preferisco studiare.”

Sembrano le parole di una sessantenne.

Invece me le ha dette un’incantevole ragazza di diciassette anni.

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