Come si chiama il sindaco di Firenze?

Pubblicato il 7 novembre 2010 da admin

I ragazzi storcignano il naso se gli dici che all’ora dopo si fa “Il Quotidiano in Classe”: quasi quasi preferirebbero andare avanti con la Grammatica.
Non conoscono il nome dei giornali più distribuiti e letti in Italia. Per loro “Il Corriere” è quello “dello Sport”. Per loro “La Repubblica” è la forma di governo che nella Roma antica sostituì la monarchia dei cosiddetti sette re. Per loro “Il Sole 24 Ore” è un titolo astruso e abbastanza idiota che oltretutto non fa neanche rima. Per loro le edicole potrebbero anche chiudere. Anche per i loro genitori, a quanto ti raccontano.

“E invece mi dispiace per voi, ma oggi v’invito ad aprire i giornali che ho distribuito. Cominciate a razzolare tra le pagine, da soli, guardate un po’ se c’è qualcosa che vi cattura.”

Li cattura (ancora) la vicenda di Sarah Scazzi, è stato lo zio, no è stata la cugina, io gli darei l’ergastolo, io no, la pena di morte. Li cattura la Fiorentina, che domenica gioca a mezzogiornemmezzo, orario di merda (in effetti). Li cattura il meteo, domani così così, domenica diluvia, vai, ti pareva, poi magari lunedì un sole che spacca le pietre e noi qui serrati in classe. Li cattura l’oroscopo, sagittario bene, ariete una tragedia, pesci trova l’amore, capricorno corna a tutto spiano.

Alla pagina 13 della cronaca nazionale appare la foto di un uomo: il viso paffuto, l’incisivo un po’ sporgente e storto, lo sguardo incredulo.

“Lo conoscete?”
“No.”
“E’ il nostro sindaco, il sindaco di Firenze.”

Una esclama “Ah, sì, Napolitano!”, uno la rimbecca “Macché Napolitano!”, un altro spiega “Guarda che Napolitano è il Presidente della Repubblica, mica il sindaco di Firenze!”, dieci stanno zitti, quindici berciano “E’ Matteo Renzi!”.
Ma, detto questo, di Matteo Renzi non sanno altro.
Ignorano la vicenda del primo cittadino, l’anno di nascita, dunque l’età, l’origine geografica, la storia personale, la formazione, il cursus honorum. Non lo hanno mai sentito parlare di rottamazione, non sanno da che parte sta: è di destra o di sinistra? Boh.
Non sanno cosa sia quella cosa che si chiama “Prossima fermata Italia” e che parte proprio il giorno in cui noi leggiamo il quotidiano in classe, della Leopolda sanno solo che ci organizzano le feste e che ogni tanto ci fanno dei concerti.

“Di cosa si scandalizza, professoressa, a noi la politica non interessa, i politici sono tutti ladri, ultimamente anche puttanieri, vista Ruby? viste le escort?, noi semmai diamo un’occhiata al telegiornale quando siamo a casa, ma i giornali no, non li leggiamo, e i politici no, non li ascoltiamo.”

Già. Di cosa mi scandalizzo, professoressa che non sono altro, se i ragazzi non leggono più i giornali, se la politica per loro è qualcosa di ostile da cui guardarsi bene, se dalle leggi non si aspettano altro che inculate, se dell’esistenza dei sindacati ignorano perfino il senso, se la gestione del loro Paese è l’ultimo tra i loro pensieri? Di cosa mi scandalizzo, povera professoressa illusa, se le ragazze curano più la pelle del cervello, se i ragazzi guardano più il portafoglio dei libri che hanno nello zaino?

“Ma a voi non dà fastidio vivere in un mondo come questo, non fa dolere la testa e lo stomaco sentirvi impotenti davanti a un panorama che non vi tiene in considerazione e sputa su di voi? Non vi viene voglia di capire, voglia di informarvi, di farvi un’idea personale, di coltivarvi un’opinione, di durare fatica, di non passare da fessi, di non farvi fregare? Non vi viene voglia di spaccare tutto, di fare la rivoluzione, di dire di no?”

Eh lo so, Maria Stella, tu non vuoi che si porti la politica dentro le aule, tu ci vieti di parlare, di esporci, di pronunciarci. Ma io non ce la faccio, è più forte di me. Io bisogna che glielo dica, ai ragazzi, quello che ho studiato e quello in cui ho sempre creduto: nessun uomo può essere a-politico. Nessun uomo può far finta che gli altri uomini non esistano, e non abbiano idee, e non dicano parole, e non facciano cose. Per cui, sì, Maria Stella, io a questi ragazzi gliel’ho detto, di andare alla Leopolda, di andare a informarsi, di andare a guardarlo in faccia dal vivo il sindaco di Firenze, classe 1975, diploma liceale classico, laurea in Giurisprudenza, detto “il rottamatore”. Gliel’ho detto, che per poter scegliere bisogna conoscere, che per poter criticare bisogna avere consapevolezza, che per fare la rivoluzione bisogna scendere sulla strada. Che per vivere, e non limitarsi a esistere, bisogna mettersi in gioco.

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