Benvenuta al Sud

Pubblicato il 28 novembre 2010 da admin

Premetto
Che poi a dirla tutta non avevo neanche tanta voglia. Di mettermi in viaggio, di rinunciare al riposo del fine settimana, di lasciare a casa l’uomo e il gatto con cui divido la casa e la vita, scendere tutta l’Italia volando con un tempo bestiale, pioggia, pioggia, pioggia, un’incessante pioggia uggiosa e petulante, un freddo umido e scomodo di quelli che si sta bene solo in casa con le ciabatte ai piedi, fare scalo a Roma per cambiare aereo, atterrare in una terra che non vedevo da oltre dieci anni e di cui non sentivo la mancanza. Duepalle: metti la roba in valigia, calcola il peso del trolley perché all’andata voli con Alitalia ma al rientro ti tocca Ryanair, combina i colori, pensa a un cambio di scarpe, e l’ombrello ce lo metto?, certo che ce lo metto, anche il cielo verrà giù, al Sud. A Pisa lui rimane al di là del gate, a me mi risucchia la fila che mollemente spinge verso il nastro su cui riverso le mia borsa e le mie tasche. E’ tutto regolare: mi posso imbarcare.

Volare, oh oh
Volo e mi viene sonno, volo e mi viene fame, volo e mi scappa la pipì, forse anche la cacca, o forse no, è solo l’ansia che mi prende prima della prestazione. Volo e correggo le verifiche degli studenti, e mi sembrano tutte fatte male, non vedo altro che errori, e segno, sottolineo, una riga= errore medio, due righe= errore grave, e scrivo voti bassi e brutti, e m’innervosisco perché per la correzione ci vuole la concentrazione, che non trovo. Mi attira il cielo, mi rapiscono i nuvoloni neri e gonfi dentro cui l’aereo s’infila a capofitto, mi distrae l’ala dell’aereo che vibra. Accanto ho un giocatore della squadra nazionale di pallavolo, un pezzo di ragazzo con la fede al dito che legge una rivista di tecnologia e intanto butta un occhio ai miei giudizi sul foglio protocollo: “Spunti interessanti (ma poco sviluppati) nel contenuto; morfologia e sintassi da denuncia”. Sorride sornione e io intuisco che non può farlo per via dell’ultimo modello dell’iPhone.

Tutti giù per terra
A terra stringo una mano calda e guardo dentro due occhi scuri. E’ Gioacchino Tavella, il libraio che mi ha invitata in Calabria, la persona che mi scrisse una mail dicendo il tuo libro mi piace: verresti a presentarlo qui?, e a cui io senza neanche pensarci risposi: accidenti, vengo sì. A terra i nuvoloni grassi e lividi si sono dissolti e hanno fatto spazio a un cielo d’estate. Venti gradi e sudorina. Luce tersa e voglia di abbassare i finestrini. A terra, con le radici ben profonde e le foglie belle verdi, sfilano aranci gravidi sul bordo della striscia d’asfalto che porta in centro. Nel colpo d’occhio cerco il ricordo di quella terra di cui i miei genitori, come la videro, s’innamorarono tanto da comprarci una casa sebbene io e mio fratello ne bocciassimo l’idea e caldeggiassimo piuttosto l’acquisto di un rudere toscano da ristrutturare e da raggiungere in dieci minuti comodi di macchina. Frugo nella memoria tra quelle lontani estati in cui accettavo di spararmi settecentocinquanta chilometri per andare al mare. Mi ascolto il cuore per sentire cosa mi racconta, ma lui tace intento a guardare questa nuova Calabria che non conosce perché non la ricorda. Gioacchino intanto guida, mi parla di pale eoliche e strade smottate, di un mare bellissimo deturpato ogni giorno da una striscia di merda che lo attraversa puntuale e sprezzante, di quanto sia gratificante e allo stesso tempo avvilente possedere oggi una libreria, di quanta passione ci hanno messo lui e suo fratello per fare di un negozio di libri una libreria viva e vivace che resista all’agonia della cultura e al trionfo dei centri commerciali che vendono libri appena usciti e già scontati del quindici per cento dirottando la gente dal centro alla periferia.

Proprio come me l’aspettavo
Il secondo viso di Calabria è quello della blogger con cui mi scrivo da cinque anni e che non ho mai visto di persona. Catepol viene a prendermi in albergo e ha tutto quello che m’ero immaginata, riccioli biondi e occhialini azzurri, sorriso aperto e iniziale imbarazzo, accoglienza spontanea e un marito gigante. Non mi sento agitata, non mi sento delusa, mi sento rilassata e tranquilla perché lei è la conferma di impressioni provate in tanto tempo di frequentazione virtuale e in dialoghi di parole inretite. Ci prendiamo sottobraccio, attacchiamo a chiacchierare e imbocchiamo il corso principale di questa città calda e luminosa in cerca della libreria dove parleremo insieme di quello che ho scritto nel mio libro dalla copertina verde lavagna.

Più che una presentazione, una festa
La libreria Tavella, nata nel 1985, rappresenta da allora il punto di riferimento culturale di intellettuali e studiosi della città. Da qualche tempo la sede si è trasferita in via Crati, una traversa del corso principale di Lamezia, e occupa uno spazio di 240 metri quadrati dove i libri ti guardano in faccia appena entri e ti dicono: siamo qui, prendici e fai come se fossimo tuoi. La libreria ha i colori del pistacchio, della crema e della rosa, il profumo inebriante della carta stampata, i commessi sorridenti, lo spazio per i bambini e un salone centrale e vetrinato che Gioacchino e Pierluigi aggiustano, scombinano, risistemano e arredano a seconda dell’ospite che aspettano di volta in volta. L’organizzazione di incontri con gli autori è l’attività in cui i due fratelli credono di più e che conseguentemente curano con attenzione particolare, nonostante tutto sembri remare contro questo modo nobile ed elevato di intendere il lavoro. In tempi di pressappochismo dilagante e di superficialità sgraziata, Gioacchino e Pierluigi cercano, nel pubblico che chiamano e nel prodotto che vendono, le persone. E persona mi sento infatti, non semplice autrice, da quando sono stata prelevata all’aeroporto e portata in questa terra che -più che accogliere- abbraccia. Perché ci sono mille modi d’imbastire una presentazione: puoi individuare un luogo roboante che faccia impressione, puoi scegliere un moderatore noto che faccia audience, puoi buttarla sul solenne, sul quotidiano, sul formale, sul familiare. Se a ragionare con l’autrice mettete una blogger coi riccioli biondi e gli occhialini azzurri e una professoressa di Filosofia coi capelli rossi e l’arte del parlare, se in un angolo della libreria piazzate un pianoforte a cui siede uno studente del Liceo Linguistico di Lamezia dalle mani di farfalla, se intorno a lui come a cornice collocate dei suoi compagni che partecipano a un progetto musicale e sono pronti a cantare canzoni eterne, se per l’evento coinvolgete i docenti delle scuole e i genitori degli studenti, se la serata non è un monologo e neanche un dialogo ma un coro d’interventi, opinioni, citazioni poetiche, brani a memoria, omaggi personali, racconti di memorie, condivisione di convinzioni e dubbi, be’, allora ditelo. Ditelo, che non avevate preparato la presentazione di un libro, ma… una festa.

The unforgettables
Indimenticabile Michela Cimmino, professoressa passionaria, donna vulcanica, pozzo di immagini e parole.
Indimenticabile Salvatore Perri, studente liceale istrionico e coraggioso, che sogna di diventare professore.
Indimenticabile Giovanni, che da bambino si sedette per fatalità a un pianoforte e scoprì che le sue mani lunghe ed eleganti andavano da sole lungo l’ebano e l’avorio della tastiera.
Indimenticabile il signor Alberto, centouno anni, non vedente, che novantacinque anni fa per andare a scuola attraversava campi e pruni, che ha studiato con amore e riposto fiducia nella cultura, che non si perde mai una presentazione in libreria, che conosce a memoria la Divina Commedia ma pensa che Dante sia un gran paraculo.
Indimenticabile Anna Cardamone, docente ma in questo caso soprattutto mamma, avvolta da un tailleur azzurro per difendere la categoria e ironizzare sui professori inadatti, incapaci e imbelli.
Indimenticabile Marisa, la splendida moglie di Gioacchino, che contempla il marito con gli occhi della stima, oltre che dell’amore.

Non di soli libri
Ma siccome non di soli libri vive la donna, arriva l’ora in cui bisogna pensare ad affondare il dente.
A Villa Donna Mazza di Lamezia mi dimentico in una cena da perdita istantanea dei sensi.
Al ristorante Go’ di Pizzo Calabro, all’indomani, m’inabisso in un’orgia di portate dai sapori più arrapanti e sconosciuti, cinque tipi di peperoncino, bottarga artigianale, fritture ittiche e vegetali, crostoni al pesce, spaghetti alle vongole veraci, e una chitarra pizzicata dal proprietario, che già visse e lavorò a Firenze, collaborando con Angelo Savelli di Pupi e Fresedde, e che oggi promuove e difende la sua terra a colpi di qualità gastronomiche e morali.

E’ l’ora dell’addio
La domenica sera arriva a bordo dell’auto che mi accompagna all’aeroporto. “Sull’aereo, a quell’ora improbabile, ci sarete tu e il pilota…” ipotizza mio fratello chiamandomi da casa. Sull’aereo, a quell’ora improbabile, ci siamo invece io, il pilota e cento studenti universitari che lasciano la loro regione per venire a studiare nella mia. Nei trolley riserve alimentari e libri di testo, sulla pelle il caldo del sole di questo fine settimana generoso, negli occhi la malinconia di chi parte e la curiosità di chi esplora, di chi va oltre, di chi vuole conoscere, sapere, patire, gioire, e poi ritornare in una terra bella come un bosco immenso, piena di impegno sociale e di contraddizioni, popolata da pochi ma potenti indegni che sciupano il lavoro di tanti onesti e inquina una reputazione in potenza altissima e signora.
E così sono di nuovo in volo: volo e mi scappa la pipì, volo e mi scappa da piangere, volo e finisco di correggere le verifiche dei miei studenti, che mi sembrano tutte fatte bene.
Finché atterro e mi ribagna la solita pioggia uggiosa e petulante, mi attacca il solito freddo umido e scomodo di quelli che si sta bene solo in casa con le ciabatte ai piedi, mi abbraccia l’uomo rimasto al di là del gate, e al di là del gate puntualmente ritrovato ad aspettarmi per portarmi a casa tra le zampe di un gatto bianco e grigio, caldo e peloso.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>