Al lupo, al lupo

Pubblicato il 24 gennaio 2011 da admin

“Profe, ha corretto i compiti?”
“E infatti, il programma era proprio di correggerli, come vi avevo annunciato, ieri pomeriggio. Poi il mio compagno mi ha coinvolta in un pranzo al ristorante La baracchina, a Sant’Andrea in Percussina, presente?, nei luoghi dell’esilio machiavelliano. Abbiamo mangiato una paradisiaca zuppa di cipolle bianche e un pollo all’arrabbiata per il quale non è stato possibile rinvenire le parole adatte a commentarlo tanto era armonioso nei colori, equilibrato negli aromi e sublime nei sapori. Come dessert una zuppa inglese identica a quelle che preparava la mia mamma quando ero piccina e un vinsantino che era un giulebbe. Perché ci trovavamo proprio in quelle località amene, vi domanderete, e la risposta è presto detta: partecipiamo insieme a un concorso fotografico bandito dalll’associazione Leggere per, con la collaborazione di diversi Comuni toscani, tra cui quello di San Casciano. I vincitori di tale concorso riceveranno in premio un soggiorno di tre giorni a Parigi, in coincidenza con la Festa del Libro e delle Culture Italiane.”
“Sì, ma i compiti li ha corretti?”
“Infatti, dicevo. Dopo pranzo, via di corsa a fare le foto, che per regolamento prevedevano il ritratto di un soggetto umano che legge sullo sfondo del paesaggio toscano scelto. C’era un amabile solicino, ma che freddo faceva! Un ghiaccio marmato indiavolato rospo, reso pungente e insopportabile da un vento infido che arrivava prima all’osso che alla ciccia. Abbiamo fatto un centinaio di scatti, molti dei quali mossi per il tremolio delle mani, diciamo però che una decina di immagini sono venute decenti, per cui verso le tre e mezzo eravamo pronti per rientrare a casa e dedicarsi ognuno alle proprie occupazioni, Fiorentina-Lecce lui, i compiti da correggere io.”
“Oh, bene: quindi? Li ha corretti!”
“Be’, sulla via del ritorno, lungo la via Cassia, all’altezza del civico 39, in prossimità di un attraversamento pedonale regolarmente segnalato dalle strisce, abbiamo naturalmente rallentato per consentire il passaggio di un’allegra famigliola.”
“Sì, ma ora questo cosa c’entra?!”
“Eh, cosa c’entra, cosa c’entra. C’entra eccome, perché il ragazzo sullo scooter che avevamo dietro, probabilmente distratto dal bucolico paesaggio e certamente sprovveduto nella guida di un motoveicolo nuovo di zecca ritirato in concessionaria giusto il giorno prima, non avvedendosi della segnalazione luminosa di frenata in corso, ci è franato addosso, spaccando brutalmente il portellone posteriore della nostra C3 visiodrive color canna di fucile ritirata in concessionaria pochissimi mesi fa (maremma ‘mpestata). Il ragazzo, alla fine di un volo che lo ha catapultato in mezzo al manto stradale, illuso in un primo momento di non aver riportato danno fisico alcuno alla propria persona, ha successivamente realizzato di essersi aperto il ginocchio in due, la carne divaricata come una pesca divisa in mezzo e a bella vista l’osso, un osso bianco e pulito che rievocava con una certa insistenza quello del pollo poche ore prima succiato e rifrucato con accanimento certosino. Avrei potuto subire uno shock in pieno stile, con plateale svenimento, conseguente perdita di sensi e rianimazione grazie a un bocca-a-bocca auspicabilmente praticato dal mio fidanzato. Ma ecco la Polizia Provinciale, prontamente accorsa sul luogo, mi ha distratta confidandomi che nel camioncino trasportavano un cerbiatto ferito, da cui mi sono immantinente recata, abbandonandomi a una contemplazione animalesca che mi ha grazie a Dio salvata dal turbamento emotivo. Ma voi capite bene, scàmbiati i dati, riempi la modulistica, attendi l’ambulanza, saluta i genitori del ragazzo ferito, ringrazia le guardie, familiarizza coi Carabinieri, congèdati dal vicinato curioso e, non ultimo, butta tanti bacini al cerbiatto ferito, si è fatto il tramonto. A quel punto ero fisicamente provata e psicologicamente distrutta. Alla correzione dei vostri compiti (do per scontato che mi capirete) ho preferito un theino caldo, quattro biscotti e un libro d’amore da leggere sotto calde coperte.”

E’ tutto verissimo.
Ma i malfidati seguitavano a guardarmi per isbieco come si guarda chi tante altre volte ha gridato al lupo al lupo e ormai non viene più creduto.

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