Le coccole truccate

Pubblicato il 28 febbraio 2009 da admin

L’unico vantaggio di uscire da scuola alle due del sabato sta nel fatto che si arriva a casa e si trova la tavola imbandita.

Le tovagliette in paglia intrecciata importate dalla Thailandia, i piatti grossi e pesanti decorati a mano, i bicchieri colorati, i tovagliolini in tinta.

Naturalmente è il menù l’attrazione più fatale: esso cambia ogni volta e ogni volta è il risultato di una spesa fantasiosa fatta dal cuoco al mercato in Sant’Ambrogio. Tutta roba fresca e tendenzialmente locale.

Oggi ad esempio, ad accompagnare le fettine di polenta fritta e ad anticipare gli gnudi di ricotta e spinaci al burro e salvia, c’erano le coccole.

Le coccole, per chi non è fiorentino, sono i baci e le carezze che si fanno due innamorati. In alternativa, quei versi infantili (“staccia buratta/ la micia la gatta/ la gatta in camicia/ scoppiava dalle risa”) che si destinano ai bambini. Al limite quelle voci sceme con cui ci si rivolge all’animale che vive in casa nostra.

Ma a Firenze le coccole sono più che altro delle palle di pasta da pizza fritte nell’olio bollente e salate in superficie ancora calde.

Si mangiano ingurgitandole così, come i semi, una dietro l’altra, senza sosta, senza respiro, senza ritegno. Senza pensare ai popoli che muoiono di fame, senza considerare lo stato di forte dipendenza che scateneranno in noi, senza riflettere sul dopo (un minuto nella bocca, una vita intorno al culo).

Le coccole si comprano in panetteria ma si possono ordinare anche al ristorante. Ogni fiorentino è in grado di stilare una personale classifica sui luoghi più consigliati per l’acquisto di coccole di elevata qualità. Il fornaio di Sant’Ambrogio per esempio, nella mia top ten, si posiziona al primo, indiscusso posto.

Potrei rinunciare a un vassoio di coccole soltanto se, come alternativa, mi fosse messo davanti del gorgonzola dolce o, eccezionalmente, del tartufo.

Oggi, come antipasto, ho trovato coccole fumanti squartate nel mezzo e zipillate con una mestolata di quel formaggio puzzone e scaglie generose di quella patata scura che odora vagamente di gas.

A distanza di ore, insiste tra le mie papille gustative l’inconfondibile piacere dell’orgasmo alimentare.

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