Il bello del giorno dopo

Pubblicato il 16 febbraio 2011 da admin

Va un po’ sempre così: quando si torna da una gita, persino quando quella gità si è articolata nella città in cui si vive, ci si guarda con occhi differenti.
(sorrisone) “Ehi, voi!”
(sorrisissimo) “Ciao profe!”
(aria furbetta) “Ho portato il computer con le centottanta foto di ieri: alla terza ora vengo in classe per la lezione e le guardiamo!”
(boccone aperte) “Yeeeeah!!!”

E’ come se scattasse una confidenza nuova ed esclusiva, come se ci legasse insieme un filo visibile soltanto a noi. Chi c’era, è dentro; chi non c’era, è come se fosse tagliato fuori.
“Ma qui dove siete?”
“Siamo al Piazzale Michelangelo!”
“E qui?”
“Qui siamo lungo la salita che porta al Forte Belvedere! Sai che la profe abitava in questa casa? Guarda, l’abbiamo fotografata!”
“E qui?”
“Qui siamo al bar “Il Rifrullo” a fare colazione prima di attraversare l’Arno e andare in Santa Croce!”
“Perché? Perché? Perché non sono venuto?”

Di noi conosciamo particolari più personali, ci siamo guardati dentro gli zaini per confrontare i rifornimenti alimentari e spiati tra le fessure dei denti alla ricerca di un tarzanello di cibo rimasto incagliato dopo il pranzo.
“A proposito, del pranzo che mi dite, siete rimasti contenti?”
“Sì, molto!”
“La prossima volta che facciamo, torniamo lì?”
“Sì, però chiediamo di prepararci gli spaghetti!”
“Spaghetti al pomodoro?”
“Sì, tanti, tantissimi spaghetti al pomodoro!”

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