Porto a casa

Pubblicato il 15 marzo 2011 da admin

Il corso di Glottodidattica è finito questa sera.
Ventiquattr’ore, come un giorno intero, spalmato su otto incontri di tre ore ciascuno.
A farsi mettere in crisi, a farsi smantellare certezze che oltretutto non avevo, a farsi mettere in discussione in tutto il metodo d’insegnamento, a farsi smontare pezzo pezzo e poi ricostruire.
Porto a casa pensieri nuovi, nuove concezioni: la domanda più stimolante è quella che l’insegnante non si aspetta, la spiegazione non genera conoscenza, perdere tempo in classe non è tempo perso, il verbo essere è pura espressione di temporalità, la preoccupazione dei docenti non deve essere la valutazione degli apprendenti.
Porto a casa una testa meno ottusa, un cuore che desidera diventare assai più generoso di com’è sempre stato, una speranza nuova per il futuro di questa scuola sempre più colorata, sempre meno scontata.
Porto a casa l’ammirazione meravigliata per due persone che hanno abbracciato la rivoluzione e ne hanno fatto una compagna di vita.

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