Proprio a me doveva toccare

Pubblicato il 14 aprile 2011 da admin

Colazione al bar.
Due amiche, dal tavolino accanto.

“Insomma hai preso un gatto.”
“Sì, una femmina. Un amore!”
“Simpatica?”
“Be’, simpatica… magari simpatica no. Di compagnia, ecco.”
“In che senso?”
“Nel senso che si fa i cavoli suoi in continuazione, però puntualmente nella stanza dove sono io. Vado in cucina a prepararmi il pranzo? Lei viene lì, si siede sulla sedia e inizia a sonnecchiare. Mi siedo sul divano a leggere un libro? Lei mi raggiunge, si acciambella e inizia a dormire. Vado a letto la sera? Arriva anche lei, infila nella cesta e fa lo stesso.”
“Ma non gioca, non salta, non corre?”
“Poco, quasi niente. E’ molto appartata, timida. A volte sembra sprezzante e orgogliosa. Come se si sentisse superiore a tutto il mondo. Come se fosse di un altro pianeta e dell’essere umano volesse solo respirare l’odore, e nient’altro.”

Solo io ho un gatto che mi aspetta disteso sul tappeto dell’ingresso allungandosi come una lontra a pancia all’aria e palle al vento quando rientro da scuola? che mi segue ovunque ma per interagire, ficcare il naso e mettere bocca? che la mattina mi sveglia prendendomi a polpastrellate senza artigli? che mi raspa le palpebre chiuse con la lingua a grattugia finché non le apro? che mi pedina in bagno e aspetta che mentre piscio abbassi il busto e la testa per prendere la rincorsa e venire a fare zucchino contro la mia testa? che pretende di seguirmi in doccia e se mi ci barrico dentro usa le zampe per far scorrere la porta e farsi almeno schizzare? che capisce quando stiamo per uscire insieme dalle scarpe comode che indosso e allora zompa subito dentro il pet-zainetto iniziando a fusare? che però capisce anche quando esco senza di lui e allora si attapira assumendo l’aria del derelitto abbandonato? che si lascia fare tutto, compreso il ciondolino-ciondolò, ossia farsi afferrare dai piedi a coniglio e abbandonarsi in verticale con la testa all’indietro e le zampe anteriori in allungamento estremo? che per testare quanto tengo a lui cammina in equilibrio sul parapetto della terrazza a cinque piani sul baratro e intanto mi guarda com’a dire tu che fai, se io casco di sotto e muoio? che si rivolge a me parlandomi con schiocchi scricchiolii e gargarismi vari dietro i quali ho imparato a leggere le sue richieste? che quando arrivano ospiti a cena prende il primo posto a tavola generalmente sedendosi a spregio sul piatto di chi gli ruberà le mie attenzioni? che mi dorme tra i piedi, tra le gambe, tra le cosce, tra le braccia, tra i capelli? che quando scrivo assorta al computer si apposta dietro il video e mi punta finché gli occhi gli diventano due bottoni neri e pieni, segno dell’imminente attacco frontale che sta per sferrarmi? che mi contempla con l’aria dell’innamorato rimbambito? che mi sceglie come compagna di giochi, agguati, coccole e pomiciate? che quando torna dal lavoro l’uomo con cui entrambi viviamo mi abbandona di sana pianta per andare a spassarsela con lui?

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