Anche i cinesi s’innamorano

Pubblicato il 23 maggio 2011 da admin

Storia in 2B alla prima ora. Storia in 3C alla seconda. Due ore di Italiano in 1D. Mezz’ora in coda in segreteria didattica per consegnare certe carte e ritirarne certe altre, per ricevere istruzioni precise sugli ormai imminenti scrutini di fine pentamestre. Un’altra mezz’ora a raccontare il mio lavoro di quest’anno alla ricercatrice dell’Università di Siena che monitorizza i risultati ottenuti nelle classi multietniche a confronto con la classe monoetnica dagli occhi mandorlati.
E poi ho finito. Per oggi, ho finito. Cioè me ne posso andare. Posso uscire dalla scuola, salire in auto, tornare a casa dal mio gatto, cucinarmi un pasto un po’ più elaborato di una scatoletta di tonno arrovesciata su una cupoletta di insalata e pomodori conditi con sale olio e limone. Invece no.
“PLOFEPLOFEPLOFE!” berciano dalla finestra che si affaccia sul parcheggio gli studenti cinesi della 1C.
“Ragazzi! Cosa c’è?”
“PLOFEPLOFEPLOFE! ULGENTE! DEVE VENILE SUBITO IN CLASSE! VENGA PLOFE! VENGA SUBITO!”
Un po’ mi agito, ma vedo anche che in classe con loro c’è il collega di Fisica, quello che all’inizio sembrava un gran musone ma che poi si è rivelato uno dei pezzi migliori di tutto l’Istituto, per cui mi tranquillizzo: nessuno si sarà fatto male, nessuno sarà in pericolo di vita, visto che lui è lì e che ha sul volto un’espressione piuttosto divertita. Tuttavia corro e senza neanche bussare entro.
“Allora? Che succede? Che vi prende?”.

Scopro che anche i cinesi s’innamorano e, conseguentemente, soffrono per il sentimento più travolgente e devastante che si prova nella vita. Scopro che anche per loro un sms ermetico e oscuro diventa un patimento da torcibudella e li distrae dall’attività scolastica curriculare. Scopro che, con le ragazze cinesi, se un maschio fa troppo lo scemo va lasciato senza pensarci due volte, ma anche uno che fa troppo il serio e ipotizza programmi a scadenza troppo lunga fa paura. Scopro che, con i ragazzi cinesi, se una ragazza sta per lasciarli fanno di tutto per lasciarla prima loro, per evitare almeno la vergogna e l’imbarazzo. Scopro che il parere di un adulto fa molto comodo anche a loro, anche se mentre te lo chiedono non hanno il coraggio di guardarti negli occhi e fanno finta che quella questione di cui ti stanno parlando non riguardi direttamente loro, ma un’ipotetica (e inesistente) altra persona che non è presente. Scopro che anche a loro va detto che per parlare d’amore non vanno bene i messaggini telefonici e nemmeno le chat, ma bisogna incontrarsi, annusarsi, respirare la medesima aria, e quindi aprire bocca e parlarsi. Che solo guardandosi negli occhi mentre ci si parla si può sperare di riuscire a capirsi.

Così mi fermo insieme a loro, mi siedo con calma, prima li ascolto, e intanto guardo il mio simpaticissimo collega che non dice nulla dalla bocca ma comunica tutto con lo sguardo, poi m’inserisco con rispetto tra il groviglio delle loro domande, provo a dare qualche risposta, li porto a confessare che quello di cui stiamo parlando non riguarda quell’ipotetica altra persona ma precisamente una di loro, lei, proprio lei. E’ vero? Sì, è vero.

Quando me ne vado è tardi, il gatto lo trovo addormentato dentro la cesta sul terrazzo, il tempo per un pranzo elaborato non c’è più, sventro una scatoletta di tonno e lo mescolo all’insalata e ai pomodori.

E penso che sono un’insegnante molto, molto fortunata.

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