Che afa fa

Pubblicato il 26 maggio 2011 da admin

E’ questo il tempo del sole a picco sulle teste, delle palpebre serrate per parare un po’ di luce, della ricerca strenua d’uno spicchio d’ombra, delle auto che diventano forni nei parcheggi. E’ il tempo delle aule oscurate dalle veneziane, dei calzoncini (troppo) corti e delle magliette (troppo) scollate a scuola, delle fronti imperlate e delle ascelle pezzate. Il tempo del calo brusco d’attenzione perché la calura estiva è nemica del sapere ma strizza l’occhio all’ozio improduttivo e inetto. Il tempo dell’insofferenza alle ore di cinquanta minuti, alla promiscuità umana nelle classi, alle verifiche finali, alle scadenze burocratiche. Il tempo in cui aspetto che il tempo passi e che la sera arrivi, per ricominciare a vivere senza dover sudare. E’ questo il tempo in cui vorrei addormentarmi e risvegliarmi a ottobre, con le foglie gialle e rosse perfette per la meditazione, il cielo plumbeo amico dell’atto cogitante, il vento che agevola il respiro e spinge all’azione, le calze da rimettere alle gambe, un maglioncino leggero sulle spalle e l’energia scattante del fare e dell’andare.
Il bucato che s’asciuga in dieci minuti: tolto questo, non trovo altro fascino in questo tempo arrivato con la fretta che non m’aspettavo, e certo non desideravo.

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