Il bello di mettere radici

Pubblicato il 20 giugno 2011 da admin

A me le radici non sono mai piaciute. E mi hanno sempre fatto una gran pena gli alberi, costretti per un’esistenza intera a stare piantati e immobili nello stesso posto. Per questo adoravo il mio stato di precaria (va anche detto che all’epoca non c’erano ministrucoli volgari a definirmi “la peggiore Italia”) e per questo, una volta entrata a tempo indeterminato, il dispiacere di perdere alunni a cui m’ero affezionata si attutiva nella sete di conoscere realtà scolastiche del tutto nuove.
Ma in questa scuola -che non avevo scelto e che mi è stata affibbiata d’ufficio per il fatto di risultare sovrannumeraria in seguito agli esosi tagli del governo- che ci posso fare: io ci sto bene. Ma non bene così, tanto per dire. Bene parecchio. Gli studenti sono mondiali. Infatti vengono da tutto il mondo. E in quanto ai colleghi, tra me e me ho fatto un calcolo approssimativo: in tutte le altre scuole, che me ne andassero davvero a genio, non ce n’erano mai più di tre o quattro. Qui cominciano a essere una trentina buona. E di tutti i rimanenti, nessuno che incenerirei col tostapane elettrico. Hai detto poco.
Sicché stamani ho svuotato il cassetto, l’ho spolverato, ho buttato via la confezione aperta di biscotti salati cinesi, ho cestinato la bottiglietta d’acqua frizzante ormai sfiatata, ci ho rimesso dentro la Divina Commedia e i Promessi Sposi -che fanno sempre comodo e arredo- ho consegnato quaranta pacchi di verifiche, due registri, quattro relazioni, sei programmi, e sono venuta via.
Tanto mercoledì ci torno per la sorveglianza alla maturità.

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