La mia vita in succursale

Pubblicato il 13 marzo 2009 da admin

Fortunata quella scuola i cui spazi si dislocano anche in una succursale. E fortunatissimi quei docenti a cui vengono assegnate delle classi in quello spazio, perché la succursale vive di vita propria e implica un’esistenza piena di fascino e mistero a cui ha accesso solo una manciata di individui eletti.
La scuola dove insegno quest’anno ha dimensioni esagerate: lo dimostra il fatto che di succursali non ne ha una, ma tre.
Nella sede centrale ho due classi e, anche se ci girello da un quadrimestre, regolarmente mi ci perdo. Cinque delle mie sette classi sono però ospitate nel distaccamento.
E proprio lì io mi reco ogni mattina.
La sala professori della succursale è messa su con gli avanzi della sede. Tutti i complementi d’arredo che non piacevano lì sono finiti qui. Ma se lì stavano male, qui fanno una porca figura.
Le veneziane in succursale stanno quasi tutte oblique, perché i docenti delle succursali sono originali, imprevedibili, asimmetrici, indisciplinati e sbalorditivi. Mi verrebbe da dire artisti.
La sede ha un parcheggio esageratamente capiente e razionale. In succursale parcheggiamo le macchine sui ciottoli e sull’erba, sbieche, tòrte e affastellate.
In sede il bagno dei docenti è alto-borghese, ultra-accessoriato, luminoso e puntualmente provvisto di specchio ritocca-maquillage, carta igienica e spray cancella-odori. L’acqua è sempre calda, come l’aria. In succursale lo stesso ambiente è proletario, essenziale, minimale (quasi terminale): cesso, lavandino e rìzzati. L’acqua è ghiaccia, l’aria ti congela le chiappe, la carta igienica è finita, il maquillage non te lo rifai ed entri in classe con un tarzanello di panino incastrato in mezzo alle gengive.
Ma l’atmosfera…
E’ l’atmosfera a fare la vera differenza.
Il clima umano.
Quando ho lezione in sede avverto epidermicamente di andare a lavorare. Quando ce l’ho in succursale mi sembra di avere appuntamento con gli amici. Un meccanismo inspiegabile di intesa e di complicità. Un tentativo di fare la seriosa che regolarmente si dimostra vano perché annientato da sorrisi che non riesco a trattenere. Uno scambio di parole leggere, di sguardi presenti, di argomenti che non siano soltanto scuola scuola e scuola. La convinzione che ci sia una vita anche al di fuori. E che sia fondamentale portarla dentro.
I docenti della sede hanno registri scritti in nero. Al massimo in blu.
In succursale abbiamo registri probabilmente illegali, ma arditamente colorati e allegri.
“Ma tu redigi il registro col viola?!” si scandalizzano in sede.
“Questo è niente: in succursale sono molto più policromi di me” spiego orgogliosa.
“Oggi interrogo i verdi” annuncia infatti un professore (adorato dagli alunni) cambiando colore ogni mattina.
E l’interrogazione –come la succursale tutta- sembra molto meno brutta.

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