Se un pomeriggio d’estate due cittadini

Pubblicato il 25 luglio 2011 da admin

E’ una domenica di luglio. Per il fresco che fa e per gli acquazzoni che piombano a terra credi di essere a Londra. Invece sei a Firenze (butta via). Finché diluvia scroscia e ràgana, te la godi in casa a contemplare un uomo dedito al giardinaggio compulsivo e un gatto che fa incetta volontaria di schizzi piovani sul terrazzo. Il cielo è gravido, livido, pesante. All’ora di pranzo, lo dicono le tue gambe accapponate, è indiscutibilmente (e meravigliosamente) freddo. Scivoli dentro un paio di pantaloni lunghi e ti avvolgi uno scialle in cotone sulle spalle, e intanto ti convinci non solo che Dio esiste, ma che ha anche una spiccata simpatia per te. Per mangiare, lo chiede il tuo stomaco vigile, ci starebbe alla perfezione il piatto invernale per antonomasia: la lasagna alla bolognese. E tu ce l’hai. La estrai dal freezer e la butti in forno. La consumi all’aperto, la besciamella bollente fende l’aria frizzante, Pollice Verde lecca il piatto col dito, il gatto si allunga ad annusare il ragù.

Nel pomeriggio si spalanca il cielo, tra le nuvole grasse il sole consuma il suo colpo di stato e riacciuffa il possesso della sfera celeste. Séguita a fare fresco e la strada chiama, perché camminare quando non si suda è l’occasione che aspetti da settimane, infilarti nel centro della tua città è qualcosa che d’estate non puoi mai fare se non a un prezzo emotivo così elevato da comprendere maledizioni alla città stessa, che invece ami tanto. Ti ricordi che il centro è tutto chiuso, tutto pedonale, tutto stravolto, e hai voglia di vedere com’è quell’immenso piano inclinato di piazza Pitti vuoto e sgombrato da macchine e motorini. Al prezzo di dodici euro compri il biglietto per la mostra dedicata alle produzioni artistiche dell’Opificio delle Pietre Dure, per il Museo d’Arte Moderna e per la Galleria Palatina. Per tre ore pesticci gli stessi impiantiti e attraversi gli stessi volumi che pesticciò e attraversò il Magnifico Lorenzo. Riconosci da lontano i cani di Giovanni Fattori, t’imbamboli davanti alle foglie lucenti di Plinio Nomellini.

Quando esci è il tramonto, l’ora di cena. E la macchina (ma tu guarda a volte, il caso) l’hai parcheggiata proprio di fronte alla stessa enoteca che fa i crostoni più buoni di tutta Firenze. Prometti che questa è l’ultima cena, che d’ora in poi basta, che da domani dieta.

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