Cappelli vittoriani

Pubblicato il 30 luglio 2011 da admin

CollegAmica, nota al grande pubblico anche come Maccheccelafarò, mi chiama al telefono per suggerirmi un’attività didattica da inserire nel libro di Ammaniti.
“Grazie dell’idea! E’ molto carina! Me la butti giù per iscritto?” le dico.
“Se mi riesce… ma che ce la farò, secondo te?” tituba lei.
“Ma come se ti riesce?! Sei una professoressa di Italiano!” protesto.
“Sì, ma sai, in questo periodo funziono solo nella parte teorica: in quella pratica ho qualche difficoltà. Peccato, perché di idee ne avrei parecchie, anche nel campo dell’artigianato. Ti ho già parlato dei miei cappelli vittoriani?”
No, non me ne ha mai parlato, così la esorto a farlo.
La storia parte da lontano, esattamente dal giorno in cui un merlo melomane prese ad appollaiarsi sui rami dell’albero davanti a casa sua. Che era melomane lo disse lei, la mia collega: sosteneva infatti che l’uccello, nel cinguettare, intonasse le arie delle più famose opere classiche, sia italiane che straniere. Messo al corrente della cosa, suo marito, forse provato dalle vicende fantasiose in cui la mia amica sovente lo coinvolge, si oscurò in volto. Poi però, una volta prestato ascolto con maggiore attenzione ai gorgheggi dell’animale, dovette ammettere che trattàvasi realmente di raro (forse unico) esemplare di merlo melomane.
Pur senza farne un businness, CollegAmica inaugurò una serie di tea-party a cui invitava persone altamente selezionate in grado di apprezzare l’inedito spettacolo. Affinché l’operazione di bird-watching-and-listening risultasse agevolata e costituisse un momento di perfezione anche ottica oltre che acustica, un giorno ella pensò di adottare una tenuta idonea all’appuntamento. In un negozio nei pressi della Stazione Centrale di Santa Maria Novella comprò così un cappello su cui era possibile intervenire con modifiche personali e vi applicò, acquistandoli in una botteghina specializzata in zona Beccaria, rami di ciliegio, foglie d’acanto, tralci d’alloro, un nido di fringuello e un fringuello intero. Non aveva preventivato il successo clamoroso che il prototipo di cappello vittoriano, indossato ai fini di una perfetta riproduzione dell’ambiente naturale, avrebbe ottenuto tra i fans del merlo.
L’uccello purtroppo prima ha iniziato a propinare concerti afoni. Poi è andato altrove, migrando sopra un altro ramo dove la sua privacy fosse messa meno a repentaglio.
Le realizzazioni successive della mia amica, però, sempre più azzardate ed eccessive, stanno andando a ruba. Chi dei lettori ne volesse uno, può contattarmi alla posta privata del sito.

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