Tra le lamiere contorte

Pubblicato il 27 settembre 2011 da admin

“Notate la bellezza di questa strofa in cui Francesco d’Assisi loda e ringrazia Dio anche per la morte…”
“Be’, insomma profe, ora, proprio bella bella la morte non ci pare…”
“Ma guardate bene: lui parla di morte corporale, ossia la morte del corpo. A uno che ha la fede cosa importa del corpo, se l’anima vive in eterno? L’unico dispiacere semmai è che, una volta nell’aldilà, pur continuando a vivere non ci riconosceremo. Pensate che brutto: magari ci s’incrocia tra le nuvoline e non ci si riconosce.”
(toccando il ferro del banco) “Uffa, ma perché bisogna parlare per forza di questa cosa?”
“Perché questa cosa fa parte della vita e prima o poi tocca a tutti, nullo homo vivente pò skappare, vedete? Lo dice anche lui. Non bisogna aver paura della morte: quando lei non c’è, ci siamo noi. Quando lei c’è, noi non ci siamo più. Io non ho paura di morire. Ho paura solo di soffrire e di abbrutirmi nella malattia, di subire la mortificazione del corpo. Infatti il mio desiderio più grande è morire in un incidente stradale.”
“Ma cosa dice, profe?!”
“Proprio così, in un incidente stradale, sul colpo, prigioniera tra le lamiere contorte come la canzone di Guccini, pensate che spettacolo, tutta aggrovigliata tra i resti della macchina, certo magari l’estetica ne risentirà, ma voi promettetemi che non verrete a vedermi all’obitorio e a ridermi sul viso mentre sgomitandovi vi dite bada come l’è ridotta, bada come la s’è disfatta.”

Ormai mi conoscono da un anno, sanno che persona sono e di che panni mi vesto.
A loro posso dire tutto.

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