Foscolo immortale. O quasi.

Pubblicato il 24 novembre 2011 da admin

E insomma si ragionava di Foscolo, delle sue illusioni, disillusioni e delusioni. Si parlava di quanto gli piacesse la sera e di come lo facesse rilassare. Di come aspirasse alla morte come porto di quiete eterna e di come in realtà non riuscisse mai a procurarsela.

“Ecco, infatti. Ma perché non s’è ammazzato?”
“Guardate, ce lo spiega lui stesso nel sonetto Di me stesso. Penultima strofa, statemi dietro: Che se pur sorge di morir consiglio/ a mia fiera ragion chiudon le porte/ furor di gloria, e carità di figlio. Cosa ne deducete?”
“Che lui l’intenzione di suicidarsi ce l’aveva, ma che qualcosa glielo impediva.”
“Bravi: che cosa, per la precisione?”
“Furor di gloria e carità di figlio?”
“Sì, esattamente. Non voleva causare dolore ai suoi familiari. E soprattutto intendeva rimanere in vita per scrivere poesie e conquistarsi così l’eternità tra i vivi. Perché, vedete ragazzi, uno può anche non avere la fede eppure credere lo stesso in un’altra forma di eternità, diciamo così, più umana, basata sul ricordo, sulla corrispondenza d’amorosi sensi insomma. Finché i vivi si ricordano di un defunto, quel defunto non può dirsi morto, egli vive ancora, e continuerà a vivere finché qualcuno lo ricorderà. In questo senso possiamo dire che Foscolo ha vinto la sua battaglia: nel 2011 noi siamo ancora qui a parlare di lui! E non solo noi! Chissà in quante scuole d’Italia, ma che dico d’Italia, del mondo, ci sarà una professoressa che parla di lui con i suoi alunni! Pensate che cosa straordinaria!”

Ma i cinesi hanno detto che in Cina Foscolo non se lo caga nessuno.
Il mio entusiasmo ne è uscito un po’ compromesso.
E anche Foscolo non l’avrà presa bene.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>