L’animale asociale

Pubblicato il 27 novembre 2011 da admin

“Professoressa, chi ha detto che l’uomo è un animale sociale?”
“Lo ha detto Aristotele, un filosofo greco del IV secolo avanti Cristo.”
“Ma non è un’offesa? A me non piace essere definita animale!”
“Animale in questo senso significa essere vivente. Quindi no, non devi prenderla come un’offesa. Devi intenderla come un essere vivente che cerca ostinatamente il contatto e la socializzazione coi suoi simili. Il che non è vero per tutti, tra l’altro. Io per esempio non mi sento affatto un animale sociale.”
“Come no! Accidenti profe, lei è socialissima!”
“Sì, a scuola sì, mi piace molto stare in mezzo a tutti voi. Però quando torno a casa mia divento una misantropa solipsista.”
“Non ci credo!”
“Invece dovresti. Anche perché stare un po’ da soli fa tanto, tanto bene. Non bisogna sempre cercare la compagnia di qualcuno. Stare soli serve ad ascoltarci. E’ un modo per frequentare più consapevolmente se stessi e il proprio ordine e disordine mentale. Se ci mescoliamo sempre alle chiacchiere del mondo, come facciamo a sentire la nostra voce? Io per esempio, quando il mio compagno mi dice che esce con gli amici sono tutta contenta.”

Prendi oggi.
Lui è a un pranzo di ritrovo coi compagni e le compagne delle superiori. Sì, c’è anche quella che all’epoca era innamorata di lui. Mangeranno pappardelle al ragù e bistecche alla fiorentina. Si racconteranno la vita dal giorno del diploma a ieri. Torneranno a casa che sarà già buio.
Io dedicherò l’intera giornata a me stessa. Mi chiuderò in bagno per una cura igienica ed estetica che non trova tempo nel corso della settimana. Quindi uscirò col gatto nello zaino a comprare i due quotidiani che la domenica offrono allegati dedicati alla letteratura. Già che sono fuori, passerò dall’Esselunga -aperta come ogni ultima domenica del mese- per l’acquisto di una lasagna alla bolognese surgelata con cui santificare la festa. Rientrata a casa, farò incetta di sole pace e silenzio leggendo sul terrazzo fino a che mi pare e piace, sorda ai ritmi dell’orologio e libera dal suono della campanella della scuola. Mangerò quando lo stomaco mi gorgoglierà che è il caso. Per accompagnare il pranzo sceglierò se guardare un film o ascoltare una musica che s’incastri bene col mio piatto. Dopo mangiato farò l’abbracciatino sul lettone insieme al gatto, leggendo qualche pagina del libro che ho comprato ieri in centro, l’unico (credo) che è uscito in contemporanea alla sua trasposizione cinematografica. Rigenerata nel corpo e nello spirito, mi dedicherò alla correzione di un pacco di verifiche. Uno, non di più: ligia sì, fessa no. Quando il crepuscolo inizierà a profilarsi, andrò al cinema a vedere il film tratto dal libro che sto leggendo. Tornerò avvolta dalle tenebre e illuminata dai lampioni. A casa troverò lui, gonfio di cibo ed ebbro di novità. Mi racconterà la sua giornata, gli racconterò la mia. Brinderemo al nostro modo di vivere insieme, che prevede anche giornate come questa.

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