Ave, Mary

Pubblicato il 22 dicembre 2011 da admin

Michela Murgia è una pallina grassottella con i piedi minuscoli e la faccia di chi è contento di trovarsi dove si trova. Veste un abito di velluto liscio e blu. Al dito medio della mano sinistra porta un anello rosso. Ai lobi due orecchini a fiocco stilizzato.
La biblioteca delle Oblate ieri pomeriggio era gremita, eppure ho avuto l’impressione che lei ci guardasse tutti uno per uno.
A me ha detto: “Ma no, dai, non per terra! Mi dispiace!”
Ma non c’erano più sedie e sono anni che io mi godo gli appuntamenti di Leggere per non dimenticare con il culo sul pavimento freddo.
C’erano due donne a presentarla, sono state profonde, precise e brevi.
Quando è toccato a lei, io mi sono sentita spalancare il cuore.
Non l’avevo mai sentita parlare e all’epoca mi persi anche la serata del Premio Campiello in cui quel verme di Vespa la ridicolizzò per il suo fisico penalizzante rispetto alla femminilità conclamata ed esibita della Avallone.
Ha parlato una quarantina di minuti, non saprei dire con precisione, so solo che mi ha incantata per la fluidità della parola, la scelta dei contenuti, la delicatezza e l’eleganza del suo accento, solo lievemente sardo, l’ironia del suo ragionamento, la lucidità delle sue considerazioni.
Ci ha fatto ridere, commuovere, pensare, rabbrividire.
Sul lunghissimo applauso finale sono scappata perché un nodo mi s’è legato in gola e dovevo liberarmene in tutti i modi.
Volevo piangere per tutti i momenti delle mie giornate in cui penso che l’Italia è diventata un paese vergognoso ridotto alla volgarità, per l’imbarbarimento che vedo sempre più sfacciato sulle donne, per la perdita della gentilezza da parte di tanti uomini.
Invece questa donna bassa e tonda, colta e umile, preparatissima e simpatica, mi ha riconciliato per quaranta minuti con la mia gente che non sento più mia e con il mio paese dal quale vorrei sempre più spesso allontanarmi per vivere altrove.
Ho pianto per questo.
Ma anche per il ricordo di tutto quello che ho provato leggendo Accabadora e l’attesa di tutto quello che proverò leggendo questo nuovo Ave Mary. Non solo un libro sulla Madonna.

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