Lasciamoli parlare

Pubblicato il 30 gennaio 2012 da admin

Tendenzialmente, io detesto i progetti didattici.
Lo sa chi mi conosce perché non ne faccio mai mistero e chi non lo sa lo trova scritto nero su bianco, qui e altrove.
Li detesto perché nove su dieci mi suonano come clamorose perdite di tempo e come vampate di fumo negli occhi: chiacchiere tante, sostanza poca.
Per anni mi sono rifiutata di parteciparvi e li ho scansati come un’epidemia pestilenziale che stava ammorbando sempre di più la scuola italiana.
E mai, assolutamente mai ne ho proposto uno. Anche perché ce n’era uno solo che mi avrebbe fatto davvero piacere curare in prima persona: il giornalino. Che è un lavoro non da poco.
La voglia di inventare e poi di proporre un Progetto Giornalino mi è venuta nel momento in cui, un anno fa, ho varcato la soglia dell’atipico istituto in cui ero appena stata trasferita d’ufficio. I volti che incrociavo dichiaravano disparate provenienze geografiche e i nomi che una volta entrata in classe lessi sui registri (oltre che legarmi la lingua a triplo nodo per la difficoltà della pronuncia) mi fecero intuire la ricchezza umana che si raccoglie in queste aule. Non dare voce a tutte queste lingue e culture era come perdere una grande occasione.
Così l’estate scorsa ci ho pensato, ho buttato giù qualche ideuzza e a settembre mi sono fatta insegnare dalle colleghe di Italiano come fare a presentare formalmente un progetto. Che è stato approvato dal Collegio dei Docenti e il cui primo numero si è tradotto in prodotto cartaceo e multimediale un mesetto fa.
Essendo di uscita bimestrale, infatti, è quasi l’ora di sputare fuori il secondo.
Lavorare al giornalino mi divora un monte di tempo ma m’imbenzina di brutto: è un oggetto dei ragazzi, concreto e materiale, resta tra le loro mani, ci si riconoscono e (giustamente) se ne fanno un vanto sfacciato. Scrivono, correggono, riscrivono, cancellano, le sparano, rimediano, aggiustano. E poi mi permette di entrare in contatto anche con alunni non miei e scoprire quello che ha la mano da pittore e che d’ora in poi ci curerà tutti i disegni, quella che ha la fantasia da pubblicitaria e s’inventerà qualcosa di potente, quelli che vogliono per forza far parte della redazione, spodestarmi e comandare.

L’unico neo è che, avendo messo l’email personale a disposizione di tutti per l’invio dei file da pubblicare, quelli mi mandano in palla la posta elettronica e mi scrivono a tutte le ore del giorno e della notte, weekend compresi.

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