Splinder addio

Pubblicato il 31 gennaio 2012 da admin

E insomma alla fine è arrivata, l’ora ics di Splinder.
I miei attuali studenti non capiranno nemmeno di cosa io stia parlando. Ma chi sulla piattaforma più cliccata e frequentata ha speso giorni, mesi, anni della propria vita non potrà restare indifferente alla notizia della sua definitiva chiusura.
Io su Splinder ci entrai in un tardo pomeriggio di ottobre. Era il 2005, ero entrata di ruolo da poche settimane ed ero disperata perché, dopo anni di precariato alle superiori, quel balordo Ministero mi aveva assegnato un posto a tempo indeterminato alle scuole medie. Con quelli che mi apparivano niente più che bambini ancora da svezzare non sapevo da che parte rifarmi. Le lezioni mi uscivano fuori sconclusionate, nebulose e incomprensibili. E il rapporto professionale e umano che quei rabocchini pretendevano da me andava al di là di ogni mia più generosa apertura fisica e mentale: di farmi smanacciare, abbracciare, sbaciucchiare e chiamare maestra o (peggio ancora) mamma non avevo la minima intenzione.
Tornavo da scuola così frustrata che l’unica medicina mi parve l’autoaiuto di cui si avvalgono in quei centri di recupero dalle tossicodipendenze e dall’alcool: parlare, raccontare, sfogarsi, dire a tutti come si sta male, per provare a stare meglio.
Fu così che aprii quel blog.
Ero anonima, libera, spregiudicata e disinibita: stavo da dio.
In due anni raccontai alla Rete quanto poteva essere meraviglioso e terribile fare l’insegnante.
E di giorno in giorno gli accessi a quel blog sfacciato, irriverente e linguacciuto crebbero esponenzialmente, fino a raggiungere e superare i due milioni.
Oggi Splinder chiude i battenti. Prima di farlo, ha avvisato tutti noi che lì avevamo costruito la nostra casetta di memorie che lo avrebbe fatto, e che ci rimaneva poco tempo per salvare tutto il salvabile, a patto che lo volessimo.
Io l’ho voluto. E infatti di quel blog ho salvato fino all’ultimo post, fino all’ultima parola, fino all’ultimo commento.
Perché, ancora più che a quello che ci scrissi io, tengo a quello che ci scrissero quei due milioni di persone che passarono di lì per regalarmi un’indimenticabile compagnia e un impagabile sostegno che mi salvò dalla frustrazione e dette il via alla mia seconda vita.

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