Alfabeto di colloqui

Pubblicato il 25 febbraio 2012 da admin

L’undicesima edizione dei “Colloqui fiorentini”, il faraonico convegno letterario inventato da Diesse Firenze-Toscana e destinato a studenti e insegnanti di tutta Italia, è finita. In duemila, per tre giorni, barricati negli splendidi locali del Palazzo dei Congressi a parlare di un autore ogni volta diverso. Il 2012 è stato l’anno di Niccolò Ugo Foscolo (il 2013 di Giovanni Verga). E poiché io c’ero, ve li racconto nel dettaglio e in rigoroso ordine alfabetico.
A come accoglienza. Logisticamente parlando non è semplice accogliere, gestire e indirizzare la fluviale affluenza di duemila adolescenti: eppure gli studenti dell’Istituto “Marco Polo” di Firenze ce l’hanno fatta anche questa volta, impeccabili nelle loro divise blu ed encomiabili nella loro gentilezza.
B come Bologna. Di tutte le città partecipanti, una più di altre m’è rimasta ancorata al cuore: il Liceo “Malpighi” di Bologna. E il motivo è la commovente performance teatrale che i ragazzi hanno inscenato, ridando vita a Jacopo Ortis, Didimo Chierico, Giuseppe Parini e Foscolo stesso con la grazia dei professionisti e il carico emozionale che solo loro possono avere.
C come concentrazione. Dopo tre giorni di interventi e relazioni, posso dirlo con cognizione di causa: i ragazzi di oggi (come quelli di ieri) sono capaci di elevare la soglia dell’attenzione molto al di sopra dei canonici quaranta minuti di cui si parla sempre. Bisogna però che sentano che ne vale davvero la pena.
D come D’Avenia. Alessandro D’Avenia, lo scrittore dal cherubino aspetto che da un biennio buono domina le classifiche dei libri più venduti, è intervenuto come relatore e come accompagnatore di una propria classe di liceali milanesi. Il pubblico adolescente lo ha accolto con la standing ovation. Ma, tra i presenti, diffuse sono state anche le perplessità: non sarà costui un po’ troppo autoreferenziale? Non riscuoterà successo facile perché corteggia e blandisce furbamente l’auditorio? Non renderà un po’ troppo semplicistica l’idea d’insegnamento con quelle idee di svecchiamento scolastico che invitano alla lettura diretta di un’opera ed esortano a fregarsene di tutto quello che ci gira intorno? Ai posteri l’ardua sentenza.
E come entusiasmo, esperienza, emozione. Dei Colloqui potrete dire tutto. Ma non che siano carenti dell’entusiasmo di chi li organizza e di chi vi partecipa, né del prezioso bagaglio di esperienza che comportano per tutti coloro che vi si iscrivono, né della profonda emozione che provoca vedere radunati tutti insieme duemila giovani che provano (riuscendoci) a parlare di un autore senza essere mai banali.
F come “forse”, “fatal” “fugge”. Tre delle tante parole-chiave individuate nel convegno accomunate dalla medesima lettera iniziale, foriera di quella magica mistura tra spirito vitale, anima e fisicità. “Forse perché della fatal quiete tu sei l’imago a me sì cara vieni, o Sera”: chi ha la sventura di non conoscere questi versi meravigliosi?
G come Gilberto Baroni. L’ideatore, il teorico, il demiurgo dei Colloqui, degnamente seguito nell’oneroso incarico da suo figlio Pietro. Entrambi figure di uomini d’altri tempi, conferendo a “d’altri tempi” l’accezione più elevata e prestigiosa, naturalmente.
H come happening. Perché i Colloqui dimostrano come anche una cosa antica e datata come la letteratura possa costituire l’occasione per riunirsi.
I come illusione. Forse il termine più usato, scritto e gridato da Ugo Foscolo. “Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancora di più) nella rigida e nojosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele”.
L come Licei. Se ai Colloqui si accompagnano gli studenti di un Professionale, si percepisce fin troppo bene il divario tra i due ordini di scuola. Ma proprio per questo si deve seguitare ad accompagnarceli: per mostrare loro che esistono altri mondi e altri modi di intendere lo studio.
M come Maddalena. Quello di Giovanni Maddalena, docente dell’Università degli Studi del Molise (insieme a quello di Marino Biondi, dell’Università fiorentina) è stato l’intervento più difficile e quindi più formativo. I ragazzi arrancavano per mantenere il passo dietro alla sua scarpinata filosofica. Ma di certo ora si sentiranno più ricchi di prima.
N come nulla (eterno). Perché diciamoci la verità: in un mondo dove l’argomento della morte è bandito da ogni conversazione e dove a ogni accenno si accompagnano quei gestacci scaramantici di pessimo gusto, passare tre giorni a ragionare di nulla eterno non è da tutti.
O come opinioni. Se ripenso a me in versione adolescenziale, credo che mai avrei avuto il coraggio di raggiungere un microfono per dire la mia su un tema letterario. E invece bisognava vedere la fila che c’era davanti alla pedana e la tenacia di quei ragazzi a salire sul palco per porsi a tu per tu coi professoroni dell’università.
P come parole. Sepolcro, tomba, esilio, illusioni, miti, poesia, morte, eternità, coraggio, impegno, coscienza, dignità. Sono solo alcune delle parole che hanno dominato la tre giorni. Ma basterebbero a scaldare il cuore di speranza a tutti i professori d’Italia, che ne hanno tanto bisogno.
Q come questioni. Analogamente, le questioni sollevate sono state auliche e potenti. Tra le migliori: perché quando siamo innamorati, il cielo è più blu? A momenti mi commuovo davanti a tutti.
R come Rondoni. Lo confesso: detestavo Davide Rondoni, il poeta che ogni anno interviene ai Colloqui con l’evidente scopo di infastidire la folla accorsa. Ma lo ammetto: quest’anno ci ho fatto pace, perché il suo intervento sul valore della poesia (anche di quella che apparentemente non ci piace) è stato impareggiabile.
S come seminario. Ce n’è stato uno, tra i tanti, che mi ha incuriosita di più: quello riservato a noi soli docenti. Ho ulteriormente capito quanto siamo vari, diversi, opposti e (purtroppo) a volte inconciliabili.
T come tesine. La premiazione finale delle tesine presentate dai ragazzi è uno dei motivi per cui vale davvero la pena di partecipare ai Colloqui: provate a immaginare le ovazioni di chi vince e gli sguardi ammirati di chi assiste alla vittoria.
U come Ugo. Foscolo aspirava all’immortalità. E l’ha ottenuta. Foscolo è stato per tre giorni, materialmente, in mezzo a noi. E tutti noi lo abbiamo visto, respirato, incontrato. E abbiamo parlato insieme a lui. Magia della poesia.
V come Vasco. Ma anche Vasco Rossi (che graziaddìo non è ancora deceduto) è stato in mezzo a noi: Davide Rondoni (dopo aver criticato i miei studenti che anni fa ebbero a citarlo nella loro tesina su Giovanni Pascoli) lo ha nominato ben due volte nel proprio intervento.
Z come zonzo. E alla fine tutti a zonzo per Firenze, duemila ragazzi per le vie della città d’arte per eccellenza, per i luoghi dove tutto questo avvenne, dove la Bellezza è di casa, dove tutto è esploso e dove tutto ancora riecheggia.

(anche sull’inserto fiorentino del “Corriere della Sera”)

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