Sulla sedia

Pubblicato il 23 marzo 2012 da admin

Alla fine della sezione poetica dedicata al tema dell’amore, all’interno della quale abbiamo svolazzato tra Catullo e Neruda, Saba e Montale, Shakespeare e Cavalli, ho assegnato ai ragazzi la stesura di un componimento in versi tutto loro. Gliel’ho dato da fare a casa, nella tranquillità di un pomeriggio lontano dai luoghi scolastici, dove la vicinanza dei compagni -se è anche motivo di condivisione, comunione e soprattutto grasse risate a tuttidenti- è indubbiamente causa di distrazione.
Stamani toccava la revisione.
Ma anziché revisionare io da sola dalla mia postazione austera in cattedra, li ho costretti ad arrampicarsi su una sedia e declamare.
Sì, costretti.
Tutti.
Anche la studentessa dolcissima, timidissima e cinesissima. Quella che si scandalizza dei baci pubblici che si danno gli italiani. Quella che sussurra anziché parlare. Quella che una manciata di mesi fa non apriva bocca perché non sapeva l’italiano e perché si vergognava da morire anche a guardare negli occhi l’interlocutore.
C’è voluta una mia accorata arringa (“Questa è la tua occasione! L’occasione per dimostrare a te stessa e a tutti noi chi sei e quanto vali, l’occasione per scavalcare la cultura che per una vita ci fa in un certo modo ma per cinque minuti ci concede di essere in un altro, l’occasione per sovvertire le proprie regole comportamentali e il proprio carattere! Forza! Vieni qua e sali sopra questa sedia! Coraggio!”).
C’è voluto anche un coro da stadio (“Zang-Zhou-Lei! Zang-Zhou-Lei! Zang-Zhou-Lei!”).

Ma alla fine ce l’ho fatta, a darle quel nove che si meritava tanto.

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