Ricevimento a quattrozampe

Pubblicato il 18 aprile 2012 da admin

Secondo e ultimo ricevimento plenario delle famiglie.
Ed ecco tornarmi davanti la mamma di quello che all’inizio rifiutava l’ora di grammatica, sosteneva di non saper fare un tema, scriveva solo in stampatello maiuscolo e ora invece riconosce a tonfo un’implicita da un’esplicita, vive l’ora di grammatica come un regalo, compone temi pieni di poesia e scrive in curatissimo corsivo. Ecco il babbo di quello che all’inizio non solo non parlava, ma non mi guardava nemmeno nelle palle degli occhi, e ora invece non appena suona la campanella stacca la corsa verso la cattedra per due parole in confidenza. Ecco la mamma di quello che prende otto a ogni lezione di Italiano semplicemente perché è nato con il dono e io non posso che godere per il fatto di essere la sua insegnante. Ecco la mamma di quella che non ha voglia di combinare nulla ma è tanto spontanea e genuina che non si può evitare di amarla per ciò che è. Ecco entrambi i genitori di quello che è intelligente ma non studia, la mamma di quella viziata, di quello strafottente, di quella insicura, di quella complessata, di quella solare e sorridente, ecco il babbo di quello mascalzone, di quella che si sente bella e te lo fa pesare, di quella che è più bella ma che non ci crede, di quella che vorrebbe stare con quello che prende sempre otto in Italiano ma non ha il coraggio di dirgli ti vuoi mettere con me?
Eccoli (quasi) tutti, i genitori dei miei alunni di questo anno che sta per finire e che, come gli altri di tutti gli altri anni, mi stanno tutti parimenti a cuore e me li sento dentro, e me li porto mentalmente a casa, e gli voglio un bene che a settembre non avrei mai creduto.

E poi, alla fine, ecco lui.
Biagio, nemmeno due mesi, abbandonato tra le braccia di uno dei miei studenti migliori, che mi ha fatto il regalo di portarmelo a conoscere. Biagio, che ha addosso più peli che tempo, che profuma di cucciolo, che ogni tanto solleva a fatica una palpebra e mi guarda dall’occhio liquido e ceruleo dei cuccioli, che scodinzola mentre sogna, che biascica mentre io parlo con il mio alunno e con la mamma del mio alunno. Biagio, che ha davanti una vita intera da vivere dentro una famiglia che ha perso il senno per lui e se lo litiga per portarlo fuori, giocarci e starci insieme, che caca già fuori ma piscia ancora in casa, che morde tutto col furore di chi ha appena scoperto di possedere qualche dente a punta. Biagio, che ha la forma, le caratteristiche, le orecchie pendule e la fronte aggrottata del beagle e mi ricorda, risvegliando l’angoscia di saperlo scomparso irreversibilmente dalla mia vita, il cane Nello che, quella mia vita, me la cambiò per sempre.

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