M’infilo le scarpe e vado da Scarpa

Pubblicato il 11 maggio 2012 da admin

L’altro giorno Tiziano Scarpa -scrittore acuto e originale, vincitore del Premio Strega nel 2009 con “Stabat mater”- mi ha mandato un sms. Mi invitava a un appuntamento che mi ha spinta a infilarmi le scarpe e, dopo che ero stata fuori dalle sette del mattino alle sette della sera, a uscire di nuovo. A parte il grande piacere di conoscere lui di persona dopo che per un paio di anni ci eravamo solo scritti e-mail, m’incuriosiva l’iniziativa di cui egli era il protagonista assoluto. Si trattava di “Maggio di libri”, la ricca rassegna di letture, conferenze, spettacoli, incontri e laboratori che ogni anno si tiene a Sesto Fiorentino e che di quel Comune coinvolge le tre scuole superiori: il Tecnico “Calamandrei”, il Liceo “Agnoletti” e il Liceo Artistico. L’appuntamento era al Multisala “Grotta” per una sfida stuzzicante, interamente imbastita proprio intorno al romanzo dell’autore veneziano. Sono arrivata con qualche minuto di ritardo, quando le luci erano già state spente, il pubblico già sistemato nella grande platea, le tre squadre rappresentanti delle tre scuole posizionate sul palco davanti ad altrettanti megaschermi da cui seguire e gestire il gioco, e la giuria schierata frontalmente. L’atmosfera era vivacissima, il pubblico attento ma allo stesso tempo scatenato, il livello di competizione elevato ma molto corretto. A parte scoprire che Tiziano Scarpa coi ragazzi ci sa davvero fare, e sta al gioco, e dice loro le frasi giuste al momento giusto, e aggiusta la voce a quello che vuol dire, e cattura l’attenzione come un attore di teatro (lui che di teatro s’intende tanto che la sua ultima fatica è una commedia in due atti nella quale Giacomo Leopardi si concretizza davanti a un maturando nella notte prima degli esami di maturità). Ma la rivelazione (che in realtà per me non è altro che l’ennesima conferma) sono stati gli studenti: buffissimi, coraggiosi, sfacciati e commoventi come solo loro sanno essere. Al gioco a premi (dove i premi grazie a Dio non erano altro che quintali di libri) si aggiungevano video e testimonianze raccolte nei lunghi mesi in cui il progetto “Cacciatori di testi. Bibliosfide d’autore” ha trovato realizzazione nei locali delle tre scuole coinvolte: i ragazzi, piazzati davanti a un video senza null’altro intorno se non il loro mondo di emozioni, sono capaci di buttare fuori tutto il buttabile. Si mettono in gioco e in discussione. Si analizzano e si prendono in giro. Si raccontano e si criticano. Si galvanizzano per una frase che li rappresenta. Si riconoscono nelle parole scritte da qualcun altro che non hanno mai incontrato di persona ma che li sa capire come se fosse il loro babbo grazie al potere magico della scrittura. E quando quel qualcuno scende da Venezia per venirli a incontrare, con la naturalezza che si ha solo nell’adolescenza gli si pongono davanti e gli dicono mi piaci o non mi piaci. Poi, a giochi finiti, si mettono in fila per un saluto personale, una stretta di mano, un autografo sul libro. E mostrano agli adulti che una serata come quella regala molto di più di un dibattito (sgraziato), un programma (idiota) o un film (quasi sempre dozzinale) alla televisione.

(oggi sull’inserto fiorentino del Corriere della Sera)





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