Aggrappati a quei cancelli

Pubblicato il 20 maggio 2012 da admin

Quando Melissa moriva davanti al cancello della propria scuola, io mi trovavo in Irpinia, ad Avellino.
Ero lì per ritirare un premio assegnato all’Istituto dove insegno, per il Miglior Giornalino Scolastico d’Italia. Ero lì per un motivo lieto, dunque. E infatti ero contenta, in compagnia della collega che mi sono scelta affinché il momento fosse ancora più speciale: due donne accomunate da una profonda passione per la professione che svolgono, l’insegnamento, e animate da una fede ai limiti del religioso per ciò che questa professione è in grado di produrre. La scuola è il nostro microcosmo, il nostro universo, il nostro regno, dove torniamo ogni mattina per trasmettere i contenuti delle nostre materie e, insieme, mescolarci le più belle parole coniate dall’umanità: integrazione, accoglienza, tolleranza, consapevolezza, cultura. Legalità.
Alla cerimonia di premiazione erano presenti insegnanti e studenti di tutta Italia; sul palco si esibivano le classi che avevano una canzone da cantare, una poesia da recitare, un pensiero da condividere. All’improvviso la preside della scuola che ci ospitava ha interrotto i lavori e ha annunciato, sconvolta, quanto era appena accaduto a Brindisi e che nessuno di noi poteva sapere. Tutti galleggiavamo ignari nella bolla di gioia che le soddisfazioni scolastiche sanno procurare. Il minuto di silenzio che abbiamo osservato mi ha dato modo di capacitarmi che quello che non era mai accaduto prima stava accadendo, era appena accaduto: il mostro del terrorismo aveva violato la zona protetta delle aule, dei banchi, delle cattedre, dei ragazzi. Lo aveva fatto nell’ora più placida (qualche minuto prima dell’apertura dei cancelli e dell’inizio delle lezioni) e nella modalità più turpe (la quiete ovattata di una mattina del Sud).
Da quel momento la coppa e l’attestato che tenevo in mano non li ho quasi visti più.
Continuo invece a vedere il cancello della scuola dove insegno, quando la mattina è ancora chiuso ma davanti ci sostano già i primi studenti che vengono da fuori e che arrivano in anticipo. Ci si appoggiano, ci si aggrappano, ci guardano attraverso, nella speranza di incrociare lo sguardo delle custodi e convincerle a farsi aprire prima perché, a seconda delle stagioni, muoiono di freddo o muoiono di caldo.
Melissa è morta di schegge e di stupore. Di colpo. Un attimo prima respirava, parlava, viveva, e un attimo dopo, di lei, non rimanevano che amabili resti.
Mentre Melissa moriva, la sua compagna Veronica e altri sette adolescenti come lei venivano trasportati in ospedale, massacrati. Nel frattempo, la Carovana antimafia arrivava a Brindisi. Un caso? Un calcolo preciso? Una regia mortale?
Il Papa ha definito “orribile e vile” quanto è accaduto, il Ministro dell’Interno ha parlato di “crudeltà senza precedenti”, Roberto Saviano su Twitter ha scritto “ciò che mi distrugge è che l’obiettivo fosse proprio la scuola”.
La mia collega mi guarda e mi chiede se ci sia una parola più spregevole di “vigliacco”.
Le rispondo che per certi gesti che l’uomo compie a volte le parole giuste non esistono nemmeno.

(oggi sulle pagine fiorentine del “Corriere della Sera”)

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