Come una montagna

Pubblicato il 18 settembre 2012 da admin

Quest’anno ho una quarta.
E mentre in terza il programma abbracciava due o tre secoli (da Francesco d’Assisi a Boccaccio, al massimo Lorenzo de’ Medici), questo ne comprende (leggi ne impone) cinque.
Si parte dal Cinquecento, di cui è impossibile trascurare Ludovico Ariosto per la poesia. Ma che, per la prosa non fai Machiavelli ?! Non puoi: è con lui che nasce la scienza politica. E che, facendo Machiavelli, non accenni a Guicciardini? Non puoi, i due vanno a braccetto. Ma poi: di Machiavelli il teatro non lo fai? E lasci innominato quel capolavoro di allegria che è la Mandragola? Assassina!
A rigor di cronologia, dopo toccherebbe a Tasso: che fai, lo salti? Eresia! Sarà stato anche esaurito, ma ora che hai fatto l’Orlando furioso devi anche fare la Gerusalemme liberata, sennò l’è come lasciare gli studenti zoppi.
Arrivi così al Seicento, secolo tra i più vilipesi sia in arte che in letteratura. E tu che fai, avalli le teorie che lo danno come un secolo del cacchio, tutto ghirigori, parole vuote, discorsi vani, romanzi brutti e illusioni ottiche? No, perché hai ancora ben presente quel seminario lungo un anno in cui il tuo adorato professore Giorgio Luti te ne dimostrò il valore facendoti sorbire l’opera omnia di gente come Giovan Francesco Biondi, Francesco Pona, Pace Pasini, Ferrante Pallavicino, Maiolino Bisaccioni, Anton Giulio Brignole Sale, Giovanni Ambrosio Marini, Luca Assarino, Poliziano Mancini, Bernardo Morando, Girolamo Brusoni, Giuseppe Artale, Francesco Fulvio Frugoni, Gregorio Leti e Giovan Paolo Marana, di cui -è vero, ma che importa- non avresti mai più sentito parlare.
Ma poi che fai, fai il Seicento e non nomini lui, il genio, l’immortale William? Oltretutto Shakespeare ai ragazzi garba da morire e se fai tanto d’intortarti con Romeo e Giulietta addio, sei rovinata: ti partono tre lezioni e perdi il ritmo.
Non ci dimentichiamo poi che il Seicento è anche il secolo della prosa scientifica: che fai, non gli fai studiare Galileo? E non ci metti accanto Francesco Redi, che la tua scuola sorge proprio vicino alla via che gli è intestata? E nominando loro, non fai riferimento a Newton? Boh, fai te.
Arriva finalmente il Settecento, secolo dei Lumi su cui si fonda tutto ciò che venne dopo: questo sì, lo devi fare bene in tutti i modi. Sicché parte la lista di tutti i filosofi francesi che ne furono l’indiscusso fondamento, e solo dopo averli sciorinati tutti puoi arrivare a lui, Carlo Goldoni, che riformò il teatro. E che fai, gli racconti in due paroline la solita Locandiera? Non glielo dici che quello scrisse anche Il servitore di due padroni, La bottega del caffè, Le smanie per la villeggiatura, per citare solo le migliori? E non gliele fai leggere, magari recitare in classe?
Ecco spuntare in lontananza quell’incupito dell’Alfieri, col muso lungo e le palle girate: che, non lo citi? Quello è capace di venirti a tirare i piedi mentre dormi. E -dico!- Parini? Mi lasci fuori dal gruppo proprio Parini e la sua vergine cuccia, il suo giovin signore, il suo Giorno che tanto piacque agli studenti che lo studiarono, che tanto piacque a te? Guai. Così fai anche Parini.
Sarai, a questo punto, (se hai tenuto il passo di un levriero in corsa e soprattutto se i ragazzi ti saranno stati dietro) più o meno a Pasqua. Primi caldi, giornate lunghe, stanchezza accumulata che inizia a farsi sentire.
Ma tu hai ancora davanti quattro mostri della letteratura italiana che una volta si facevano in quinta, ma che ormai da qualche anno sono stati anticipati in quarta: Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi e Giovanni Verga. Solo i nomi ti fanno paura e hai ragione ad averne: sono infiniti, densi, difficili e impegnativi. E i tuoi studenti non ne possono più: sono stanchi, cotti, stremati. Forse non gliene frega neanche tanto di inzepparsi il capo con quel mezzo tomo residuo di date, nomi, titoli e concetti.
Senza considerare che, per rendere più credibile e attuale tutta questa antichità, ti sei magari fatta il culo per cercare connessioni col moderno o rimandi con l’antico ancora più antico, e alla Locandiera di Goldoni ci hai attaccato le donne di Aristofane che fecero lo sciopero del sesso, a Foscolo ci hai accostato Salinger o Grossman e la loro sete di giovinezza, a Leopardi ci hai affiancato Galimberti.
A quel punto è giugno, è finita, ce l’hai fatta.

E invece è settembre, deve ancora cominciare, a te sembra di avere una montagna da scalare e sei convinta che non ce la farai mai.

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