Qui si crea una faida

Pubblicato il 19 settembre 2012 da admin

Me lo chiedeva da tre anni. Di andare a pranzo a casa sua per conoscere i suoi tre figli, per passare un’ora insieme, per frequentarci al di là della scuola, che ci ha fatte incontrare e affezionare, ma che ci costringe a uno scambio di parole ogni volta limitato e frettoloso. Oggi, finalmente, ho varcato quella soglia e mi sono seduta a quella tavola.

“Passami un crostino, vai.”
“Queste pizzette chi l’ha portate?”
“Si sono un po’ seccati dentro il forno, aggiungeteci dell’olio.”
“Ma quell’altro indo’ l’è andato?”
“Questa grulla, anche se le avevo detto di non portare nulla.”
“Io l’olio ‘un ce lo metto, mi paiono parecchio boni anche così.”
“Bonappetito, io comincio.”
“L’acqua la vuoi frizzante o naturale?”
“Che fame!”
“Ma unn’avevi detto che non mangiavi perché stasera c’hai una cena?”
“L’è fuori con un suo amico, ora torna.”
“Frizzante, grazie.”
“Sì, pronto, chi parla?”
“Ho cambiato idea: mangio.”
“Il vostro babbo a pranzo non c’è mai?”
“Bone queste pizzette! Passatemene un’altra.”
“Ma la parmigiana è cotta?”
“Il babbo no, dice che mangia in mensa ma poi alla zitta va quasi tutti i giorni al ristorante.”
“Che profumino…”
“Oh, eccolo! Dai, mettiti a sedere e mangia insieme a noi!”
“A me una fetta sbruciacchiata e dalla parte dell’angolo per piacere.”
“Se c’è una cosa che non reggo è che mi si dica cosa devo fare.”
“Ma come tu la tagli la parmigiana, stondata?!”
“Ecco, diglielo anche te!”
“Ma bada questa!”
“Tu ce l’hai il ragazzo?”
“A me un’altra fetta.”
“Io metto su il caffè.”
“A certe domande rispondo solo quando la situazione è definita.”
“Il caffè?! Ma se siamo all’antipasto!”
“Quella non parla nemmen sotto tortura!”
“E tu, la ragazza?”
“Oggi la profe ci ha detto che ci fa partecipare ai Colloqui Fiorentini.”
“O cosa gli vuoi fare, lui è così, mangia un boccone, beve il caffè e si leva da’ tre passi.”
“Le ragazze io non le voglio: sono delle palle, sono noiose, mi rubano gli spazi, io fino a 25 anni voglio fare icché mi pare.”
“Il babbo mangia al ristorante, ma anche c’ha una buzza!..”
“Che bello, allora ci vediamo al Palazzo dei Congressi, quest’anno poi sono dedicati a Verga, interessante.”
“Dici così perché non ti sei mai innamorato veramente.”
“Ora però ha detto che si mette a dieta: m’ha promesso che torna un figurino!”
“Cazzo, brucia!”
“Io infatti non mi voglio innamorare.”
“Ora stai a vedere tra un pochino parte la litigata…”
“Vedrai, l’è stata in forno fin’a ora!”
“Non sarai mica un maschilista come quello schifoso di Ulisse?”
“Te mamma c’hai le preferenze!”
“Lui sta sempre dalla parte del babbo.”
“Ulisse fondamentalmente è un grande. E poi ha fatto la guerra.”
“Quando mi critica lei, me la prendo a morte e metto il muso.”
“Sì, la guerra: l’è ma stato dieci anni a giro a ripassarsi un monte di donne! E quella bischera di Penelope a casa ad aspettare!”
“Te comunque sei palloso: quando si discute tu riparti sempre dall’origine.”
“Io nella vita voglio fare icché mi pare.”
“Il babbo è scialla, te sei sempre a rompere!”
“Qui si crea una faida.”
“Cosa vorresti fare, esattamente?”
“Ma io sono la mamma! Sta nel mio ruolo!”
“Nulla: lavorare poco e fare molti soldi.”
“Su Mtv ho visto una puntata del Pif tutta dedicata a Fabrizio Corona: agghiacciante.”
“Se fossi stato il figliolo dei tuoi nonni, tu saresti rigato più diritto!”
“Lo volete l’affettato?”
“Se avessi avuto i nonni come genitori sarei stato ancora più ribelle.”
“Io non voglio altro, grazie, sono a posto così.”
“Quando il dittatore è forte, non c’è spazio per la ribellione.”
“Da piccino all’asilo lui faceva il gioco della cacca: lo conosci?”
“Quando il dittatore è forte, il ribelle è ancora più ribelle.”
“Mi lascio un angolino per il cheese-cake.”
“Ragazzi, piano: è stata messa troppa carne sopra il fuoco, andiamo per ordine, ho perso il filo!”
“Lei in classe ha due tuoi amici albanesi.”
“Tanto c’è lui che fa il sommario e ci ricorda tutto!”
“Davvero? Chi?”
“Questo cheese-cake non è mica venuto tanto bene: ha le bollicine d’aria in superficie, guarda.”
“Il gioco della cacca consiste nel ponzare sul bidè e poi fare la corsa per centrare il cesso.”
“Ma icché dici, l’è venuto proprio bene!”
“Io vado a lavorare, ciao!”
“A me un triangolino.”
“Me lo dai un bacino?”
“Sì, ma ora uno non c’è più: è stato bocciato. Peccato, ero letteralmente pazza di lui.”
“Perché a me un triangolino così piccolo?! Vedi, hai le preferenze!”
“Ci preferisci sopra i lamponi o i mirtilli?”
“Forse però si iscrive di nuovo.”
“A me più che altro piace il ribes: la prossima volta che torno fatemelo trovare.”
“Un bacino?! Meglio di no.”

Il pranzo dalla mia collega si è protratto fino alle quattro di questo pomeriggio.
Una lezione di tre ore in una classe di venticinque alunni sarebbe stata meno impegnativa.
Ma anche molto meno divertente.

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