Che finale di merda

Pubblicato il 27 settembre 2012 da admin

All’entrata.
“Profe! Siamo qua!”
“Ragazze, annusatemi: puzzo di fritto? Ho fatto un’insidiosa tappa alla rosticceria cinese di via Scialoja…”
“Nonò, tranquilla.”
“Gli altri non vengono?”
“Ma che ne so: se ci tirano il bidone non gli parlo più.”
“Un messaggino!”
“E’ il Batta: dice che c’è troppo traffico, non ce la fanno, tornano a casa.”
“Brutti sudici!”
“Infamoni!”
“Eccoci qua! Scherzetto!”
“Grulli!”
“Scemi!”
“Fave!”
“E le altre?”
“Eccoci!.. Oddio che corsa!… Siamo tutte suda’e, profe…”
“Chi manca ancora?”
“Nessuno, siamo tutti.”
“Allora andiamo che comincia!”

In coda alla cassa.
“Accidenti quanti giovani…”
“Davvero, strano vedere tanti bambini al cinema…”
“Scusate, non sono bambini: sono ragazzi e sono i miei studenti. Fanno la quarta superiore, se vi sentono che li chiamate bambini, vi tirano un destro.”
“Ah, lei è la professoressa? Complimenti, portare un gruppo di ragazzi così giovani a vedere il film sui Beatles!”
“Veramente li porto a vedere un film sulla scuola.”
“Ah, ecco, ci sembrava strano.”
“Profe, cazzo vogliono quei due?!”
“Nulla, zitti, su, entrate.”

In sala.
“Che buio.”
“Non si vede una sega.”
“Chi dice parolacce?”
“Io no, profe: lui!”
“Non è vero!”
“Ahia!”
“Eh!Eh! Ti ho pestato! Scusa!”
“Profe ma siamo troppo vicini, mi viene il torcicollo!”
“Non ci sono altri posti, abbiamo fatto tardi.”
“Macché, guarda come si vede bene invece!”
“Via, ora mettetevi tutti a sedere e fate silenzio.”

Durante il film.
“Quella è la preside: ma che fa, porta la carta igienica da casa per i cessi della scuola?!”
“Quello è l’attore vecchio che fa la parte del professore che non c’ha più voglia.”
“Ecco Scamarcio!”
“Belloccio!”
“A me mi fa schifo.”
“Certo che la preside è proprio una stronza.”
“Ma poverino quel ragazzo che non ha la mamma…”
“Il Ciacca è il meglio!!!”
“Eh, sì, le poesie a memoria…”
“Di chi è quella, profe?”
“E’ Leopardi, il Canto notturno, zitti però.”
“Ma noi la faremo o no?”
“Certo che la faremo, zitti però ora.”
“Che fa, si butta dalla finestra?!”
“A me il vecchio mi fa morire!”
“Scamarcio però non è che come insegnante faccia nulla di particolare…”
“Sssshhh!”
“AHAHAHAHAH!”
“Il Ciacca è il numero uno!!!”
“Poverina, le è morta la mamma…”
“Macché, unn’è mica vero: quella l’è una bugiarda!”
“E anche un po’ zoccola.”
“Infatti, bada là com’è conciata.”
“La preside comunque stronzastronza non è.”
“Non l’ha riconosciuto!”
“Poverino, mi fa pena…”
“Oddio gli ha sparato!”
“Tutta colpa di quella deficiente!”
“Ma come: è già finito?!”
“Che finale di merda.”

Se l’avessi visto da sola, questo “Il rosso e il blu”, sicuramente mi sarebbe parso il solito film sulla scuola che della scuola non ha capito molto. Un film retorico, scontato, costruito su stereotipi, poco aderente al vero, popolato di tipi più che di personaggi veri e propri. Avrei trovato la Buy un po’ murata, Herlitzka un po’ grottesco, gli studenti un po’ prevedibili e Scamarcio (benché belloccio davvero, ora che è anagraficamente maturato e fisicamente ingrassicchiato) un po’ imbalsamato.

E invece visto insieme a loro, in mezzo ai loro commenti sussurrati nel buio della sala, tra le loro uscite più o meno corrette e le loro battute dal tempismo perfetto, mi è sembrato un film godibile. Perché la scuola, dire o non dire, alla fine è sempre un godimento. Anche fuori dalle aule.

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