Ricevimento plenario

Pubblicato il 14 dicembre 2012 da admin

“Salve professoressa!”
“Buonasera signora. Lo sa, vero, che lei ha rovinato la mia vita?”
“Come?!”
“Proprio così: lei ha distrutto il mio equilibrio interiore, compromesso l’organizzazione logistica delle mie giornate, rivoluzionato la priorità dei miei impegni e alterato la natura dei miei rapporti sociali.”
“Ma… io…. veramente…”
“Sì, signora: lei e quei maledetti ferri da calza, lei e quei magnifici manufatti di cui riveste sua figlia, lei e la sua passione per la maglia che indirettamente mi ha trasmesso!”
“Ah… quella!”
“Signora, lo sa che per colpa sua io ho sviluppato una dipendenza vera e propria?”
“Sì, ho letto qualcosa sul blog…”
“Sì, ma sul blog non scrivo proprio tutto (perché mi vergogno): la situazione è molto più grave di quanto possa apparire.”
“A chi lo dice… Quando rimango senza lana è una tragedia.”
“Ecco, per me uguale: quando finisco i gomitoli vago per la casa come un’anima in pena.”
“Infatti non vedo l’ora che sia domattina per andare da Campolmi!”
“Ma cosa dice, signora? Campolmi il sabato… E’ CHIUSO!”
“CHIUSO?! NON E’ POSSIBILE!”
“Glielo giuro: è chiuso tutto il giorno.”
“Non può essere! Ho il ricordo di esserci stata proprio di sabato, in passato…”
“Le dico che è chiuso, mi creda.”
“Eppure io sono certa che…”
“Signora, volevo evitare di cadere così in basso, ma guardi qua, guardi lei stessa questa foto che ho scattato col telefono al cartello vicino all’insegna: CHIUSO NELL’INTERA GIORNATA DI SABATO.”
“Oddio!”
“Gliel’avevo detto.”
“E ora come faccio?! C’è da far passare tutto il sabato e tutta la domenica! Non posso aspettare fino a lunedì!”
“Beh, vada da Mirko filati.”
“Mirko filati?! E dov’è?!”
“In piazza san Lorenzo, proprio di fianco alla facciata della chiesa, sulla sinistra: un negozino sotterraneo, minuscolo ma strafornito, un po’ più caro di Campolmi, ma perfetto per le emergenze. Il sabato fa orario continuato fino alle diciotto. Io domattina ci vado di levata, sennò divento pazza.”
“Grazie professoressa! Grazie di avermelo detto: domattina ci vado anch’io. Sa, ho appena finito un cappellino per mio fratello e voglio cominciare un lavoro nuovo.”
“Un cappellino?! Ai ferri o all’uncinetto?”
“Ai ferri.”
“E come si fa a fare un cappellino ai ferri?!”
“E’ semplice: prima si fa la balza, tutta dritta, poi si inizia a scalare e…”
“Il mio dramma personale è che non so scalare.”
“Ma come professoressa?! Basta prendere due maglie in una volta sola!”
“Eh, facile a dirsi: a me non riesce. Pensi che vorrei farmi uno scialle e non c’è verso di capire come fare.”
“Uno scialle? A casa ho un modellino favoloso con tutte le spiegazioni: glielo faccio avere qui a scuola!”
“No, lasci stare… io ho bisogno di guardare in diretta: le spiegazioni scritte non le capisco quasi mai.”
“Le dico che queste sono semplici e chiarissime: le riuscirà sicuramente! Glielo mando tramite mia figlia. A proposito, a scuola come va?”

Il primo ricevimento plenario dei genitori di quest’anno è stato più surreale di sempre.

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