Dopo quel bacio io son fatto divino

Pubblicato il 18 dicembre 2012 da admin

Le ultime lettere di Jacopo Ortis è il romanzo perfetto per gli adolescenti: passionale, impetuoso, incontenibile, tragico, estremo.
E di tutte le lettere che l’alter ego foscoliano invia all’amico Lorenzo Alderani, quella datata 15 maggio è tra le più convincenti: non a caso non c’è antologia scolastica che manchi di inserirla.
Jacopo Ortis, esule da Venezia dopo il tradimento di Napoleone che ha regalato Venezia e il Veneto agli austriaci col Trattato di Campoformio, si trova sui Colli Euganei. Lì conosce Teresa e se ne innamora. Lei però è già promessa sposa a un antipaticissimo Odoardo. Tuttavia non esita ad ammollare un bacio al fascinoso fuggitivo.

Dopo quel bacio io son fatto divino. Le mie idee sono più sublimi e ridenti, il mio aspetto più gaio, il mio cuore più compassionevole. Mi pare che tutto s’abbellisca a’ miei sguardi: il lamentar degli augelli, il bisbiglio de’ zefiri fra le frondi son oggi più soavi che mai; le piante si fecondano, e i fiori si colorano sotto a’ miei piedi: non fuggo più gli uomini e tutta la natura mi sembra mia. Il mio ingegno è tutto bellezza e armonia. Se dovessi scolpire o dipingere la stessa beltà, io sdegnando ogni modello terreno la troverei nella mia immaginazione.

“Che esagerato…”
“Ma come esagerato, ragazzi! Pensateci: non è così che ci si sente quando diamo il primo bacio alla persona di cui siamo innamorati? Non dico l’ennesimo bacio che si dà dopo mesi e mesi che stiamo insieme: dico il primo. Non si prova quest’estasi? Non ci sembra la terra il più meraviglioso dei luoghi? Non ci sembra la vita il più fantastico dei doni?”
“Beh, sì, forse…”
“Chi di voi è fresco di primo bacio?”
“Io, profe.”
“Ecco, allora diccelo: come ti sei sentita quella notte, quando, al ritorno dalla festa della musica elettronica alla Fortezza da Basso (eh!eh!eh!) hai dato il primo bacio a quel ragazzo che ti piace tanto?”
“In effetti mi sono sentita molto bene!”
“E allora vedi, vedete che Foscolo scrive quello che proviamo anche noi, mette su carta le nostre stesse sensazioni? Io ricordo perfettamente i primi baci che ho dato agli uomini che ho amato. Me li ricordo tutti, dal primo all’ultimo!”
“Davvero?! E cosa si ricorda, profe?”
“Ricordo come mi sentivo beata, com’ero profondamente felice.”
“Ma se li ricorda tutti tutti? Anche quelli dati da ragazzina?”
“Tutti, dal primo all’ultimo.”

Ed è proprio così, non ne ho dimenticato neanche uno. Dal primo bacio della mia acerba adolescenza (a bocca sigillata e lingua prigioniera) dato nel campo da calcio dell’oratorio dei preti, a quelli della mia maturità sempre più consapevole: quello che mi scorticò la schiena perché era estate e io indossavo una maglietta scollata, quello alla fine di una festa in campagna durata fino alle sei della mattina, quello al chiuso e al buio di un cinema, quello sotto casa prima di rientrare.
Ma quello che ricordo con più struggimento lo ricevetti dentro l’abitacolo di una macchina non mia, dopo una partita del Milan, poco prima della mezzanotte, davanti a una concessionaria automobilistica, un posto squallido che nella mia memoria ha i contorni dell’Eden. Fu il bacio più delicato e sensuale che abbia ricevuto in tutta la mia vita. A darmelo fu un uomo ch’io non potevo credere stesse baciando proprio me.

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