Visita a sorpresa

Pubblicato il 20 dicembre 2012 da admin

A volte tendo a dimenticare particolari esistenziali significativi.
Dimentico per esempio che sono a scuola, che ci sono nelle vesti di insegnante, che ho venti alunni che mi guardano per un’ora intera e colgono ogni minima sfumatura dei miei atteggiamenti.
Dimentico, soprattutto, che ho quarantasei anni (quasi quarantasette).

Toc toc.
“Avanti!”
“E’ permesso?”
“NO! NON CI POSSO CREDERE!!!”

E stacco una corsa (su zoccoli a zeppa 12) che dalla cattedra su cui sono seduta (dimentico spesso anche che esistono le sedie) mi porta in un lampo alla porta dell’aula, sulla quale si è appena palesato il mio professore preferito, un gigante (buono) che l’anno scorso insegnava Matematica nel mio stesso istituto e che quest’anno la sorte maledetta e le regole inique che governano l’assegnazione delle cattedre mi hanno strappato via. Il mio compagno di merende preferito, uno tra gli uomini più pacifici della terra, un amico con cui era possibile parlare di ogni cosa.
Con un balzo mi stacco da terra e gli salto addosso, braccia al collo e gambe alla vita, sul modello di un primate affettuoso ed espansivo.
Al cospetto di una classe allibita, che (comprensibilmente) resta priva di favella.

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