Caro Bozzone, addio

Pubblicato il 20 maggio 2013 da admin

Così alla fine sei morto.
L’hai fatto di domenica sera, e il lunedì mattina ci siamo svegliati con questa notizia triste.
Che non stavi bene si sapeva tutti da tanto tempo.
Ma per la vita sregolata che facevi, nessuno si aspettava che il tuo fosse un corpo sano.
La vita ci ha fatti incontrare tante volte.
La prima fu al telefono, quando (senza conoscerti) ti chiamai per invitarti a una cena di estimatori di “Berlinguer ti voglio bene” e tu mi rispondesti “E ‘un posso, bellina, quella sera so’ a teatro. Ganza però codesta cosa, la prossima vorta vengo”.
Spesso ci siamo incrociati per le strade di Firenze, nelle quali tu viaggiavi in sandali e senza calzini anche a gennaio.
Poi quel pomeriggio alla biblioteca delle Oblate, dove partecipammo insieme a un’iniziativa dedicata al mondo della fiaba (io portai Cecino e il bue di Calvino, tu ti presentasti con un rap sconcio cantato a cappella la cui trama narrava di un ragazzo e una ragazza impegnati a trombare sulla panchina di un parco pubblico).
Infine a bordo del 35, all’altezza di piazza Puccini, l’estate scorsa.
Vestivi una maglietta scura e un paio di jeans tagliati che ti lasciavano all’aria le gambe. Sulla spalla sinistra portavi una tracolla in stoffa.
Visto da dietro, ti si davano dieci anni meno.
Ma quando ti giravi, le tue sessantanove primavere di dolore, incazzatura, follia, sregolatezza e genio stavano tutte stampate su quel volto a metà tra il divertito e il disperato.

Carlo Monni è morto.
Riposi nella pace che non trovò mai sulla terra.

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