Occhio: sta per piovere

Pubblicato il 25 maggio 2013 da admin

Come ogni film di qualità, è uscito, è andato per soli tre giorni nel cinema più piccolo della città, ed è sparito.
Tentare di inseguirlo e reperirlo altrove, tuttavia, vale la pena perché la storia è bella, straziante, narrata magistralmente e soprattutto vera.
Il titolo si addice al tempo bislacco e dispettoso che (deo gratias) compromette la primavera e posticipa ad libitum l’arrivo della torrida e insopportabile estate fiorentina: il piccolo capolavoro del giovane regista Haider Rashid, nato a Firenze da padre iracheno e madre italiana, s’intitola infatti “Sta per piovere”. E racconta l’incredibile vicenda di Said, un caparbio ragazzo di 26 anni che parla toscano ed è nato a Firenze da genitori algerini.
Said ama la città in cui vive dalla nascita, adora suo padre che ha lasciato l’Algeria prima che nascessero i suoi figli, e vuole bene a suo fratello pur avendo con lui un rapporto conflittuale. Ma più che altro Said è innamorato perso di Giulia, con cui sta da tempo e con cui scopa con intensità e frequenza invidiabili. Quando suo padre perde improvvisamente il lavoro, Said si vede negato il permesso di soggiorno ed è costretto insieme al padre e al fratello a tornare in patria, in Algeria, un posto che lui non ha mai neanche visto. La sua natura combattente, però, lo spinge ad appellarsi agli avvocati e alla stampa, nel tentativo di attirare l’attenzione sul problema degli immigrati di seconda generazione, intrappolati nei meandri dall’assurda e anacronistica legislazione italiana.

Al suo quarto lavoro dopo Between Two Lands, Tangled Up in Blue e Silence: All Roads Lead to Music, il giovane Haider Rashid sceglie di prendere spunto da un problema urgente e personalmente sentito per raccontare l’evidente disconnessione tra la realtà italiana e l’obsoleto scenario legislativo. E lo fa evitando la trappola del film a tesi, mettendo invece generosamente il primo piano il suo convincente protagonista (Lorenzo Baglioni), continuamente braccato da una macchina da presa d’ispirazione neorealista. In una Firenze quasi irriconoscibile, lontana dalle belle immagini da cartolina, Said si muove tra strade deserte, case, uffici e studi televisivi, accompagnato dalle opprimenti musiche di Tom Donald a sottolineare l’incubo emotivo nel quale lo conduce questo viaggio negli infernali meandri della burocrazia.
Pur con qualche ingenuità a livello di sceneggiatura e qualche eccesso di retorica nei dialoghi, Sta per piovere è un documento autentico a testimonianza di un problema urgente spesso ignorato e sottovalutato. Un documento in bilico tra cinema-verità e finzione, capace di emozionare (io naturalmente ho pianto come una cretina) grazie a un tono lieve e a un personaggio forte, affiancato da credibili comprimari. Un documento che si interroga con passione e profondità sull’identità e sul complesso concetto di ‘straniero’ nella nostra realtà. Una pellicola perfetta per i miei numerosi studenti giunti da lontano.

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