Quello che le donne dicono

Pubblicato il 29 maggio 2013 da admin

Ce l’hai per un anno davanti, li vedi tutte le mattine. Ci lavori, ci discuti, ci combatti. Li premi, li incoraggi, li rimproveri, li tratti coi guanti, li tratti malissimo. E loro ti gratificano, ti deludono, ti scoraggiano, ti esaltano.
Finché arriva il giorno in cui ti lasciano a bocca aperta.
Il giorno è quello in cui, anziché guardarli dalla cattedra, seduti al loro banco, li guardi da una platea, ritti sopra un palco. Vestono abiti da scena, all’inizio quasi non li riconosci, poi odi le voci e distingui alla perfezione il timbro di ciascuno. Sono voci che riconosceresti in mezzo a una folla, voci che ricorderai per sempre, anche quando sarà passato tanto tempo senza che tu li abbia più visti ogni mattina. A agni voce associ, oltre che un volto e un corpo, una storia che è unica e affascinante in ogni caso. Perché loro vengono da vicino e da lontano, hanno pelli chiare e pelli scure, hanno capelli ricci e lisci, sono altissimi o tappetti come te, esili come giunchi o massicci come roccia. Per te sono semplicemente loro. I tuoi studenti. Attori credibili e intensi per un giorno. Ragazzi e ragazze con un talento nascosto dentro che qualcuno ha saputo far venire alla luce radunandoli in un teatro e facendo buio intorno.
L’anno scorso misero in scena le madri di Plaza de Mayo.
Quest’anno hanno dato voce a tutte le donne del mondo, donne amate, rifiutate, violentate, uccise, dimenticate. Donne ironiche, disperate, esaurite, appassionate.
E io mi sono sentita fiera di appartenere a tutto questo.

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