Il genio della traduzione

Pubblicato il 30 maggio 2013 da admin

Il nuovo alunno che si chiama come il morto resuscitato da Gesù e che viene dal Senegal, pare si sia ambientato dimolto ma dimolto bene.
“Profe, Lazare mi butta i bacini dal banco nelle ore di Matematica.”
Lo guardo curiosa.
Mi guarda sospettoso.
“Lazare! Ma che ti sei innamorato della Giulia? Per favore, Babacar, traduci a Lazare quello che gli ho chiesto.”
Babacar traduce, serio e orgoglioso del suo nuovo e inaspettato ruolo.
“Oui!” risponde convintissimo Lazare.
Ma guarda questo senegalesino coraggioso, mi dico, con che ardire ammette pubblicamente, al cospetto di venticinque compagni, il suo spontaneo, incontenibile e (onestamente) comprensibile amore per una delle ragazze più carine della classe.
“E senti: è vero che le butti i bacini durante le ore di Matematica? Traduci, Babacar.”
Babacar traduce, sempre più tronfio e professionale.
“Oui! Oui!” risponde Lazare, talmente sincero da risultare disarmante.
Ma guarda l’amore, questo sentimento universale, come attecchisce al volo tra gli adolescenti di tutto il mondo, e com’è puro, com’è bello, com’è ineffabile, com’è inarrestabile!
“E, ascolta Lazare: sei triste che tra una settimana finisce la scuola e tu per tre mesi non rivedrai più la Giulia? Babacar, traduci.”
Babacar traduce anche la terza domanda che, come le precedenti due, riceve risposta convinta e affermativa.
“Oui!”

Purtroppo per Babacar, in classe c’è una terza senegalese, tale Astou Penda (lo giuro, si chiama così) che, colta da una crisi di riso, ci rivela le tre domande tradotte da Babacar all’ignaro compatriota per indurlo a quei tre “oui”: “ti piace l’Italia?”, “ti trovi bene in questa scuola?” e “ti piace la pizza?”.

Ora, Babacar a Storia ha quattro.
Ma io per questo colpo di genio quasi quasi lo porto a sei.

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