Mi ritrovai con una Selva (e un Bosco)

Pubblicato il 18 giugno 2013 da admin

Caro Nello,
questo fine settimana sono tornata in Maremma, il luogo che tu non hai mai visto perché sei morto prima che io ci comprassi una casa con un grande giardino davanti che sarebbe stato perfetto per te.
Ero molto stanca e non avevo voglia di arrivare fino al mare, fare tutta la strada, portarmi dietro l’ombrellone, le seggioline, i teli e la borsa di paglia con il pranzo dentro. Così sono andata nella piscina di un agriturismo. Non c’era nessuno e la piscina era tutta per me. Ma quando sono arrivata ho visto loro e mi si è annebbiata la testa.
Sono fratelli, nati sei mesi fa, e hanno i tuoi stessi colori, le tue identiche forme, le tue sputate movenze. Perché sono due beagle, come te.
Li ho visti ancora prima di parcheggiare la macchina: erano distesi sull’erba del pratino e su quel verde i loro tre tipici colori, il bianco, il marrone e il nero, spiccavano nitidi e vistosi. Sembravano disegnati a pastelli da un bambino fantasioso e dimenticati per terra come due fogli d’album. Ma prima uno e poi l’altra hanno alzato la testa e, da disegni immobili, si sono fatti cartoni animati.
Sul momento ho pensato di aver visto male: due beagle liberi e appagati in una terra in cui i cani vengono vissuti quasi sempre come strumenti da lavoro, tenuti prigionieri di gabbie anguste e liberati solo nei mesi di caccia.
Invece era tutto vero: quei due beagle sono come te, liberi, amati e con un nome per uno.
“Lui è Bosco, lei è Selva” mi ha detto una bambina affusolata, prima di sparire in fondo al prato.
E io ho dimenticato la piscina dove intendevo sguazzare, il riposo che mi ero promessa sotto il sole, la lettura della mia autrice del cuore. Ho dimenticato tutto, ricordandomi solo com’era bella la vita quando c’eri anche tu.
Ho passato una giornata intera (e poi anche la seguente, perché ci sono tornata) ad accarezzare quel pelo, palpeggiare quelle orecchie a braciola, annusare quell’inconfondibile odore che era anche il tuo. Ho preso tra le dita l’angolo di quelle bocche nerastre e pendenti all’ingiù e le ho ciancicate come si fa con un antistress. Ho accostato l’orecchio a quei toraci robusti per constatare che il loro cuore pompava pimpante, non come il tuo che quel giorno si fermò d’un colpo lasciandoci annientati da uno strazio a cui non eravamo preparati. E sono stata ore ad ascoltare quel modo buffo di biascicottare che avevi anche tu quando, prima di deglutire un po’ di saliva, te la rigiravi in bocca che sembrava tu avessi da buttare in gola chissà cosa, e non era che scena.
Ho fatto loro un sacco di foto. Non ingelosirti, Nello. Fotografando le loro zampe, io ricercavo le tue, ruvide e callose come quelle di questi due cuccioli che hanno la tua stessa età di quando, un primo febbraio di tanti anni fa, mi arrivasti a casa per regalo di compleanno. Ti ho cercato, accarezzato, annusato e finalmente ritrovato, attraverso loro, per due giorni interi.
Ed è stato come se, per due giorni appena, tu fossi tornato su questa terra per stare ancora con me.

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