Come una vedova

Pubblicato il 20 luglio 2013 da admin

Quando ci si innamora di uno scrittore è come quando ci si innamora di un uomo.
Si vorrebbe stare sempre insieme a lui, si pende (in mancanza di labbra fisiche) dalle sue parole scritte, lo si sogna di notte e di giorno si ritagliano tutti i momenti in cui sia possibile vederlo. Leggerlo, in questo caso.
Il medesimo processo si verifica anche nel caso in cui si tratti di una scrittrice.
Io mi sono innamorata di una scrittrice.
Me la presentò la mia più cara amica, non prima di avermi fatto giurare sulla cosa più preziosa che posseggo al mondo (il gatto) di non rivelarne mai il nome ad anima viva, di non diffondere i titoli delle sue opere, di custodire intatto quell’incalcolabile segreto di cui mi metteva a privilegiatissima conoscenza.
Ridendo, giurai.
E lessi il primo romanzo, che l’amica stessa (coi timori e le titubanze con cui si presta un oggetto di inestimabile valore) decise di prestarmi.
Fu (lo ammetto) un colpo di fulmine.
E il fulmine (per di più) fu a ciel sereno, cioè imprevisto e di conseguenza ben più pernicioso.
M’innamorai di quella scrittura elevata ma mai ampollosa, cronologicamente datata eppure incredibilmente moderna; m’innamorai di forma e contenuti, personaggi e idee.
Finito il libro in prestito, corsi subito a comprarmene una copia tutta mia, che rilessi integralmente per la deformazione goduriosa di sottolinearne le parti più esaltanti, accarezzarne le pagine più belle, annusarne l’odore cartaceo mescolato a quello delle mie mani che l’avevano stretto per diversi giorni e lunghe notti.
E, dopo quello, ne acquistai e ne lessi un altro, un altro, un altro e un altro ancora.
La mia scrittrice amata ha scritto in tutto venticinque romanzi.
Ed è morta.
A me ne mancano soltanto tre, che spolvererò in questa estate.
Dopodiché resterò vuota, sola, affranta e del tutto priva di consolazione.
Come una vedova.

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