L’incredibile avventura di Djek’o

Pubblicato il 19 agosto 2013 da admin

Un par di settimane fa con la coda dell’occhio intercettai una macchiolina lunga su una trave dello studiolo della casa di Maremma.
Era un geco.
E io coi gechi ho un rapporto davvero positivo.
Mi garban da morire, mi fanno ridere e mi danno sicurezza.
Lo sa bene quella mia collega (dico di te Chiara) che ne trovò uno appiccicato a un muro nel cesso della scuola, chiamò la bidella perché l’ammazzasse, e mancapoco ci si scanna.
Insomma vedo questo geco e mi sento subito tutta contenta.
Lui (come tutti i gechi) fa di tutto per mimetizzarsi e diventa dello stesso colore della trave, che è stata pitturata e ora è color sperma. Sicché anche il geco, color sperma e via, fermo immobile a mezze giornate, e io lì sotto a ragionarci, a puntarlo, a fargli appostamenti infami, ma così, per ruzzo.
Passava Richard Parker (che all’epoca si chiamava ancora Micino da Scansano detto Mimmo) e allora io facevo finta di nulla perché non s’accorgesse, spietato e losco come l’è coi rettili, che in casa s’era improvvisamente diventati quattro, io, quell’omo senza capelli, lui e il geco.
Infatti Mimmo nulla, non ci fece nemmen caso e portò avanti la sua indefessa guerra alle lucertole e ai ramarri del giardino.
Al geco attribuii un nome (quello su del titolo), esotico, musicale, ma con un alone di lieve aggressività che lo proteggesse da qualsiasi predatore (e la kappa fa sempre un po’ impressione).
Nei giorni successivi piazzai una poltrona sotto la trave di Djek’o e trascorsi piacevolissime ore in compagnia di lui e dei libri che leggevo. Se lui si spostava, mi spostavo anch’io. Se lui cambiava trave, io gli andavo dietro.
La notte presi a fare sonni tranquillissimi perché l’idea che ci fosse un geco in casa mi dava la certezza che nessun cinghiale si sarebbe permesso di presentarsi all’uscio.
Quattro o cinque giorni dopo, però, il geco sparì.
“SEI STATO TE, CONFESSA!”
Richard Parker tuttavia ha sempre negato.
Inconsolabile fu la mia afflizione.
Ma ecco, stamani, una voce mi sveglia dal sonno del primo mattino.
“STAI FERMO! LASCIALO STARE!”
“Cosa c’è?” biascico con la grinza del cuscino sulla gota.
“C’è un geco in casa e questa tigraccia di Richard Parker lo voleva catturare!”
“BRUTTO RICHARD PARKER! CATTIVO RICHARD PARKER!”
Prontamente messo in salvo, il geco domina attualmente la città gigliata dal quinto piano del nostro appartamento fiorentino.

Ora, si tratterà di Djek’o, il geco maremmano, magari finito per sbaglio dentro un trolley, in una borsa, nel sacchetto dei panni sudici (e in quel caso non lo invidio)?
O sarà un altro geco, un geco nuovo, un geco cittadino, che terrà lontani non i cinghiali bensì i ladri?
Chiunque sia, è già il benvenuto, e ora splende nel sole col suo incantevole color sperma.

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