Davanti al fuoco con Alessio Boni

Pubblicato il 22 agosto 2013 da admin

L’altra sera davano “La meglio gioventù”, che non avevo ancora visto (anche per i film, come per i libri, ci vorrebbero sei vite).
E, guardando Alessio Boni nei panni di Matteo Carati, mi è tornato in mente quel figurone che ci feci due San Silvestri fa.

Notte di fine anno.
Profonda Maremma.
Paesino perso nel nulla.
Cioè, nulla nulla no, perché in questo paesino c’è un locale assai grazioso, B&B ai piani superiori e ristorante a pianterreno, che ogni 31 dicembre organizza il gran cenone e apparecchia con tutto il sentimento.
Quella volta, appena fuori dal locale, il proprietario allestisce anche un falò, ampio, caldo, romantico e scoppiettante.
Tra una portata e l’altra, vi staziona a lungo una donna.
Tende le mani, se le scalda al calore della fiamma, ci si perde con lo sguardo.
Vicino a lei, un bambino si balocca con le fascine, le spezzetta, le dà in pasto alle lingue infuocate.
Li raggiunge un uomo.
Bellissimo, alto, affascinante e affabile.
Con naturalezza e spontaneità attacca il discorso con la donna.
Le chiede se il bambino la infastidisce e le rivela che è suo figlio.
Parlano di lui, del fuoco, della notte maremmana degli animali del bosco, degli alberi spogli, del freddo pazzesco che fa.
E siccome parlano a lungo, la donna ha occasione di cogliere un accento che non le passa mai inosservato.
“Sei bergamasco?” gli domanda.
“Sì, si sente molto?” le risponde lui.
“Io lo sento bene, ho vissuto a Bergamo per cinque anni.”
Lui si fa curioso: che diavolo ci ha fatto quella donna a Bergamo per un quinquennio?!
“L’insegnante” spiega lei.
E a lui (come succede a tutti quando lei dice d’insegnare) s’illuminano gli occhi e inizia a chiedere, indagare, fa domande, vuole aneddoti, racconti, informazioni sui ragazzi d’oggi, sui professori d’oggi, e narra, ricorda, condivide le memorie di quando a scuola ci andava anche lui, a quei tempi che diventano belli solo quando sono andati.
L’uomo e la donna parlano tanto, di tante cose.
Solo per discrezione (e perché detesta chiedere “che lavoro fai” alla gente) lei non chiede nulla a lui di personale.
Lui la guarda divertito.
Lei lo contempla estasiata.
E solo il giorno dopo quella scema scopre (perché glielo vengono a dire) che quel bono tipo della sera prima era, appunto, Alessio Boni.

Ah, sì, la donna scema sono io.

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